Karl Lagerfeld: “Mi piacciono solo le escort d’alto borgo; gli occhiali da sole sono il mio burqa”

Pubblicato il 19 Marzo 2010 16:16 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2010 16:16

Karl Lagerfeld

Definirlo eccentrico sarebbe un eufemismo. Perché Karl Lagerfeld, direttore artistico della maison di moda Chanel, è qualcosa di più che un personaggio semplicemente “sopra le righe”. L’ennesima riconferma viene dall’ultima intervista-fiume rilasciata al magazine Vice, di cui il sito americano Gawker riprende i passaggi più curiosi. Dal punto in cui Lagerfeld definisce gli occhiali da sole «il suo burqa» alla vera e propria apologia della pelliccia che imbastisce per difendere le classi meno abbienti. Ma la rivelazione che più ha fatto scalpore è stata certamente la sua concezione dei rapporti, per così dire, sentimentali.

«Personalmente mi piacciono solo le escort d’alto borgo. Non mi piace andare a letto con le persone che amo veramente, perché il sesso non dura, mentre l’affetto può durare per sempre – dichiara Lagerfeld all’intervistatore Bruce LaBruce (noto forse più come porno star gay che come giornalista) – La trovo una cosa sana e, per i ricchi, anche possibile. Mentre l’altra parte del mondo, ahimè, si deve accontentare della pornografia». Un altro argomento su cui la mente creativa di Chanel ha un’opinione abbastanza particolare: «Penso, tra l’altro, che sia molto più difficile recitare in un porno che fingere qualche falsa emozione in un film di altro genere. Perciò ammiro profondamente gli attori hard».

La giustificazione socio-economica dell’importanza dei film a luci rosse per le classi più povere non vuole essere una provocazione, nell’intenzione di Lagerfeld. Perché, a quanto sembra, Karl ha molto a cuore le sorti del “popolino” che non si può permettere prostitute a cinque stelle. E che, per sopravvivere, deve cacciare le pellicce dei ricchi. Anche per questo, chi rifiuta di indossarle, secondo Lagerfeld pecca di egoismo (come fa a non pensare ai cacciatori dell’estremo nord?) e di ostentazione della propria ricchezza. Perché chi invece è veramente abbiente e non ci tiene a dimostrarlo, si limita a indossare la propria pelliccia come fosse uno straccetto, consapevole in cuor suo di aver procurato un tozzo di pane a qualche povero eschimese nel suo igloo.

Se LaBruce condivide in pieno l’opinione di Lagerfeld, si dice completamente d’accordo con lui anche sull’imprescindibile valore degli occhiali da sole. O meglio, dei «burqa per occhi». «Gli occhiali da sole sono il burqa dell’uomo – sentenzia infatti il disegnatore tedesco – Sono leggermente miope e odio quando la gente con poca vista come me si toglie gli occhiali e assomiglia a un cucciolo di cane che voglia solo essere adottato».

Chi, però, desideri restare sul “politically correct” senza tirare in ballo le consuetudini islamiche di alcuni Paesi, può comodamente riferirsi alle lenti scure parlando di «reggiseni per occhi». «Mi capitò di fare un’intervista con una giornalista tedesca, una donna orribile e molto brutta. Erano i primi giorni dopo la caduta del Comunismo e lei indossava una maglia gialla un po’ trasparente – racconta Lagerfeld – Aveva delle tette enormi e un gigantesco reggiseno nero. Mi disse: “Così è scortese, tolga gli occhiali”. E io le risposi: “Le pare che io le abbia chiesto di togliersi il reggiseno?”».

Ciliegina sulla torta, LaBruce riesce a provocare Lagerfeld parlando di Anna Wintour, l’intrattabile direttrice di Vogue, se pure con scarsi risultati. «Lei è finito nei guai per aver utilizzato una porno star in uno dei suoi show nei primi anni Novanta» insinua, infatti, LaBruce. «Ma a chi è fregato qualcosa?» risponde secco Karl. «Ad Anna Wintour» ribatte LaBruce. «Sì, ma nonostante tutto con lei sono ancora in buoni rapporti» lo liquida Lagerfeld, dimostrando un’indifferenza nei confronti della regina dello stile che nessun altro si sarebbe potuto permettere.