Lele Mora: “Conte deve andare a casa. Il Papa non doveva accettare la sospensione delle messe”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Maggio 2020 16:39 | Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2020 16:39
Lele Mora: "Conte deve andare a casa. Il Papa non doveva accettare la sospensione delle messe"

Lele Mora: “Conte deve andare a casa. Il Papa non doveva accettare la sospensione delle messe” (foto ANSA)

ROMA – “Sono contrario” alla scelta del governo di prolungare la sospensione delle messe “bastava dire mantenete le distanze. Il Papa non doveva accettare” la decisione di Conte.

“Secondo me questo governo ha fatto tantissime cose che non vanno bene” è quanto afferma Lele Mora in un’intervista con il giornale online “LaNotifica.it”.

Oggi “le persone non hanno da mangiare, da vivere, non hanno soldi per andare a fare la spesa. Menomale che c’è la Caritas, la Croce rossa, menomale che ci sono persone che si danno da fare e regalano a queste persone qualcosa per poter andare avanti.

Non è giusto – sottolinea – promettere 600 euro e darli a pochissime persone, non è giusto promettere 25mila euro a chi ha bisogno, per aprire e ricominciare a lavorare, e non darli a nessuno.

Non sono delle case chiuse le chiese, le case chiuse c’erano una volta e c’è chi ha voluto chiuderle. Anche questa sarebbe una legge da rivedere”.

Lele Mora anticipa nel corso dell’intervista video, in esclusiva, alcuni contenuti del suo libro, intitolato “Una vita in corsia di sorpasso”, in uscita a fine anno: “E’ una triade, tre libri che ho scritto piano piano, perché per scrivere la mia vita ci vorrebbe un’enciclopedia.

Io ho cercato di riassumerla in tre situazioni.

La prima – racconta – è la mia giovinezza, quando sono nato.

Io sono nato in un paesino in provincia di Rovigo da due poveri contadini, persone adorabili e stupende, che mi hanno dato un’educazione.

Ho fatto le scuole elementari e le medie al mio paese e poi, non avendo i soldi per studiare sono andato in seminario dicendo che avevo la vocazione per farmi gesuita – forse la vocazione ce l’avevo prima ma alla fine ho capito che potevo donarmi al Signore in maniera diversa.

I gesuiti in cinque anni mi hanno insegnato tante materie: il greco, il latino, la teologia.

Ho imparato tante cose, ho imparato a vivere, ho imparato cosa vuol dire la sofferenza, ho imparato a studiare, perché i gesuiti sono molto rigidi.

Dopo cinque anni il fratello di mio padre che era un cardinale, ha fatto una grande donazione per sdebitarci di tutto il periodo del seminario.

Nel secondo libro passiamo a parlare del grande successo che poi è arrivato.

Essendo fan di alcuni personaggi che io adoravo (Patty Pravo, Loredana Bertè, Nilla Pizzi, Moira Orfei…) sono andato a gestirli. Questo è stato un grande passo per la mia vita e ho capito che quella era la mia strada”.

Intanto “mi ero diplomato alla scuola alberghiera e aveva iniziato ad insegnare in una scuola alberghiera a Bardolino, in provincia di Rovigo. 

Mi sono iscritto all’università ho fatto Scienze della comunicazione, la trovavo una linea per me giusta. Sono partito per il mondo dello spettacolo.

Lì ho conosciuto una grande donna che era Fatma Ruffini, che lavorava con la “Ricordi”, ufficio stampa di Lucio Battisti, anche lei stava incominciando a lavorare con Berlusconi, nel 1982 e io sono arrivato quando è arrivata lei.

Grazie a lei, donna di grande spessore ho imparato tante cose e abbiamo realizzato tanti programmi di successo.

Nel terzo libro ho parlato della mia decadenza, i problemi con la giustizia e i tradimenti. Nei tradimenti i fatti sono tutti veri, ma ho utilizzato degli pseudonimi.

Chi conosce questo ambiente capisce benissimo chi sono le persone. E’ un libro che, secondo me, otterrà un bel successo perché dirò di tutto e di più da Berlusconi, a Putin, a tutti i grandi artisti che ho gestito e dirò tutta la verità.

Io spero, visto che mi sto rimettendo in gioco, dopo questo mio libro, di riscrivere la mia rinascita, rinascita non perché ricomincerò a fare il lavoro di agente – certo se mi capita l’opportunità di lanciare qualche persona che ha delle doti e delle capacità lo faccio – però voglio darmi di più a quello che sto facendo in questo momento che sono direttore generale in due televisioni, una in Albania e una in Bulgaria, sono stato chiamato anche dalla tv di Stato spagnola.

Oggi vendo i miei programmi di successo, diciamo che vendo me stesso perché gestire tante persone, essere a volte troppo disponibile” non ne vale la pena “quando avevo bisogno io, non sono stati leali. La riconoscenza è una parola che per certe persone nel vocabolario non esiste”.

Infine una battuta sul prossimo anniversario del Grande Fratello: “Io tornerei a fare il primo Grande fratello, con gli sconosciuti che ti danno molto di più dei personaggi.

I personaggi sono abituati alle telecamere e stanno attenti a tutto. Con l’emergenza covid e i locali chiusi, ormai è morto tutto.

Non potrebbero fare nemmeno serate. Abbiamo un milione di persone a casa che stanno morendo di fame.

Mandiamolo a casa Conte! – conclude. Non serve a niente, neanche è stato eletto dal popolo. Ci vogliono politici che sanno fare la politica, che lui tornasse a fare l’avvocato, o ad insegnare, tornasse a fare quello che faceva prima”.