Loretta Rossi Stuart: “Le mie foto senza veli finite online mi faranno perdere la casa”

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 maggio 2018 10:43 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2018 10:45
Loretta Rossi Stuart: "Le mie foto senza veli finite online mi faranno perdere la casa"

Loretta Rossi Stuart: “Le mie foto senza veli finite online mi faranno perdere la casa”

ROMA – Nel 2001 la rivista Boss le offrì 5 milioni di vecchie lire per posare nuda in un servizio fotografico. Ma oggi a causa di quelle foto Loretta Rossi Stuart, modella e sorella dell’attore Kim Rossi Stuart, rischia di perdere la casa.

A raccontarlo al quotidiano Leggo è la stessa donna, oggi 47enne. “Avevo trent’anni – spiega –  due figli da crescere da sola. Quei cinque milioni di lire mi facevano comodo. Non immaginavo invece che, 17 anni dopo, quelle foto mi avrebbero fatto rischiare il pignoramento della casa”.

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Quegli scatti avrebbero dovuto restare confinati alle pagine della rivista, destinati ad un pubblico ben più ristretto. La loro apparizione, svariati anni dopo, sul web, senza alcun consenso da parte dell’interessata le ha procurato un danno d’immagine oltre che una inconcludente battaglia legale.

A metterle online è stato un privato che le ha scannerizzate e pubblicate sul sito Supereva. Ma nella causa intentata dalla modella contro la Dada Spa, proprietaria e titolare del server, il tribunale di Firenze le ha dato torto. Secondo i giudici toscani, infatti, non è stata fornita prova della consapevolezza, da parte del gestore, della illiceità delle pubblicazioni. Ragion per cui Loretta Rossi Stuart è stata condannata al pagamento delle spese legali.

“Non mi pento delle foto fatte e neanche degli scatti più o meno osè per cui ho posato in tempi più recenti”, spiega Loretta. “La mia battaglia è un’altra: noi donne dobbiamo essere libere di decidere come e in quale contesto mostrare il nostro corpo”.

“Mi sento vittima di una prevaricazione”, aggiunge e per questo lancia un appello a tutte le donne: “Uniamoci in una class action e rivendichiamo il diritto a disporre liberamente del nostro corpo e della sua rappresentazione”.

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