Norman Hartnell, lo stilista della regina Elisabetta in segreto era “Miss Kitty”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 29 Ottobre 2019 5:30 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2019 20:15
Norman Hartnell stilista miss kitty

Regina Elisabetta (Foto archivio ANSA)

ROMA – Nella vita privata, in segreto era “Miss Kitty” ma per tutti, a partire dagli Anni ’30 e per i successivi 40 anni, era lo stilista inglese Norman Hartnell che ha vestito tre regine, tra cui la Regina Elisabetta.

Ha avuto successo in tutto il mondo, ha vestito tre regine e metà dell’aristocrazia britannica, in Sudamerica, tra le sue clienti c’era Evita Peron, ma a portarlo alla rovina fu la doppia vita che conduceva e che all’epoca avrebbe scatenato uno scandalo.

Michael Pick ha scritto una biografia “Norman Hartnell” in cui racconta la vita del grande stilista di tre regine (Mary, la regina madre Elisabetta ed Elisabetta II). Nato a Streatham, nel sud-ovest di Londra, i genitori di “Normie” erano proprietari del pub Crown & Sceptre ma ha sempre taciuto le sue origini modeste. Frequentò il “Magdalene College” ma nel frattempo disegnava costumi per il Cambridge Footlights.

Hartnell non amava parlare della sua vita privata, probabilmente temeva che sarebbe emerso il suo segreto: nel 1948, la contabile della Norman Hartnell Ltd, Ivy Godley, tornò negli uffici di Mayfair perché pensava di aver lasciato la cassaforte aperta. Fu sorpresa di trovare la porta socchiusa e ancora più sorpresa di vedere seduta vicino al tavolo del telefonista, una donna vestita con uno scintillante abito da sera: quando si girò scoprì che era Norman Hartnell.
Ciò spiegava chi fosse la misteriosa cliente, la “donna delle Midlands”, che continuava a ordinare abiti con misure insolite.

Hartnell stava chiaramente aspettando un ospite. Michael Pick scrive che Norman era un feticista: aveva una vasta  collezione di stivali e uniformi da equitazione, gli piaceva trasformarsi in “Miss Kitty”, e “violato con notevole forza” da un partner e ciò all’epoca sarebbe stato un terribile scandalo. 

Avrebbe sicuramente perso prestigiose clienti come le tre regine e tutte le anziane duchesse ma il vero problema, secondo quanto scrive Michael Pick, era che Hartnell – un uomo timido, debole, fiducioso e ingenuo che non aveva una mente imprenditoriale – dagli anni ’40 agli anni ’70, fu schiavo del  suo amante George Mitchison, un ex militare sposato che su di lui aveva chiaramente aveva un potere se*suale e che promosse a direttore generale dell’azienda.

Mitchison era stravagante e incompetente. Le personale leali dello staff avevano gradualmente rassegnato le dimissioni poiché l’azienda si era indebolita. Ma Norman era sordo a tutti i consigli che suonavano sgradevoli, come quello che Mitchison avrebbe dovuto essere licenziato.

“Era come se volesse autodistruggersi”, scrive Pick. L’amante precedente di Hartnell, John Pleydell, era stato un manager decisamente migliore per la società, aveva un’astuta visione aziendale ma se ne andò quando la loro relazione si concluse e subentrò George.

Accanto al glamour di questa storia dell’alta moda inglese – l’incredibile ascesa di Hartnell dalla creazione di uniformi per Selfridges negli anni ’20 fino a realizzare l’abito dell’incoronazione di Elisabetta II nel 1953 – c’è la storia parallela dello stilista. Quella di uomo insicuro, fumatore di incallito, capelli castani tinti, che prese una decisione sbagliata dietro l’altra fino a quando il suo stile di vita sontuoso è diventato una facciata, mascherava il dissesto finanziario.

“Adattarsi o morire” è un dato di fatto degli affari ma Hartnell non è stato al passo con il mondo e la moda che cambiava. Christian Dior aveva detto ad Hartnell:”Sono state le crinoline che hai progettato per la Regina, da indossare a Parigi nel 1939, che hanno ispirato i miei abiti da sera e il New Look”, ma nel dopoguerra la fama di Dior aveva eclissato Hartnell.

Le commissioni reali non garantivano entrate sufficienti per mantenere solida l’impresa e la sensazione era che Hartnell appartenesse al “passato”. Per evitare il fallimento, lo stilista fu costretto a  continuare a lavorare, fino all’ultimo: morì nel 1979 a 77 anni. La tensione aveva causato attacchi di cuore, esaurimenti nervosi e la gotta. Aveva cercato di entrare nel mercato del prêt-à-porter e dei profumi ma senza successo.

Ha commesso anche errori terribili, come annullare un viaggio negli Stati Uniti quando era stato invitato a un prestigioso premio di moda: un’assenza che non gli permise di entrare nel mercato americano. Quando gli ufficiali giudiziari ormai stavano per portare via i mobili pignorati Hartnell scrisse una lettera disperata al Primo Ministro Harold Wilson, chiedendo aiuto affinché salvasse un grande nome britannico.

Wilson passò la lettera al Cancelliere e gli ufficiali giudiziari non si presentarono come era invece previsto. Questa lotta e questo disastro erano dovute soltanto al fatto che Hartnell, come scrive Pick, “ha permesso alle sue fantasie feticiste di prendere il sopravvento, un bisogno che durò fino alla vecchiaia” e inoltre “si fidò di un uomo con il quale aveva soltanto un legame emotivo” ma negli affari mai una buona idea. (Fonte: Daily Mail)