Selvaggia Lucarelli contro Briatore: “In Kenya non investe, ostenta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Marzo 2013 12:52 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2013 12:53
flavio-briatore

Flavio Briatore (LaPresse)

MILANO – “Non so di che paese parli Briatore, quando dipinge il Kenya come un posto tranquillo. Parla, forse, della lingua di sabbia compresa tra il primo e l’ultimo ombrellone del suo bel resort, in cui il peggior incidente che ti possa accadere è che ti cada una capirinha sul costume La Perla”. Così Selvaggia Lucarelli ha criticato Flavio Briatore tramite il suo profilo Facebook.

Recentemente Briatore ha rilasciato un’intervista a “Chi” in cui difendeva il Kenya dall’accusa, dopo l’aggressione di alcuni turisti italiani, di essere un posto poco tranquillo.

“Riflettevo sulle ultime aggressioni ai turisti italiani in Kenya e alla reazione piccata di Briatore, che in Kenya ha il suo resort e sta per aprire il Billionaire – scrive la Lucarelli su Facebook – “Il Kenya non è un paese violento. Molti arrivano, ostentano una ricchezza inopportuna che stride con la povertà del posto. Bisogna saper vivere rispettando questo Paese”. Balle. Il Kenya è un paese la cui storia affoga nel sangue delle guerre tra etnie in perenne conflitto, crimini contro l’umanità e barbarie varie ed assortite. Cinque anni fa, mica cento, 1200 persone sono state trucidate dopo le elezioni. C’è corruzione nella polizia, la violenza sessuale dilaga, nei campi profughi somali si consumano orrori di ogni genere e soprattutto, mezzo paese che fa la fame. Letteralmente. E la maggior parte della gente che lavora si porta a casa 200 dollari al mese. Non so di che paese parli Briatore, quando dipinge il Kenya come un posto tranquillo. Parla, forse, della lingua di sabbia compresa tra il primo e l’ultimo ombrellone del suo bel resort, in cui il peggior incidente che ti possa accadere è che ti cada una capirinha sul costume La Perla. Almeno sulla carta. E allora dico una cosa, che non ha a che fare col giudizio perché poi quest’uomo dà lavoro a gente del posto e non voglio ometterlo, ma ogni volta che vedo le foto di lui a mollo nelle acque cristalline con amici, moglie e figlio serviti da camerieri con vassoi di frutta e bibite che entrano in acqua vestiti per servirli, io provo un senso di profondo disagio. Immagino cosa debba pensare la sera quando torna a casa, il cameriere che ha conosciuto la fame e ora assiste ai pediluvi di Berlusconi, alle sfilate di rolex e di gnocche ingioiellate servite e riverite. Cosa racconti. E a chi. E mi chiedo come si faccia a non provare disagio ad aprire un locale che si chiama “Billionaire”, che è il nome più cafone del creato, in un posto in cui milioni di persone (soprav)vivono e muoiono con un dollaro al giorno. Mi chiedo se rispettare un paese del genere, come dice il buon Flavio, non sia compito solo dei turisti cretini che sfoggiano il Rolex ma anche degli imprenditori che non conoscono la differenza tra investire e ostentare.”

Veloce la risposta di Briatore via Twitter: “La Lucarelli parla del Kenia, avesse lei la dignità di questo popolo… invece non si capisce cosa fa… parla male di tutto e tutti”. E la controreplica della Lucarelli: “Mi limito a dire che avere rispetto per un popolo è imparare a scrivere il nome del paese in cui vive. Kenya, non Kenia”.