Alexander Boettcher, 2 amanti e l’amico succube: “Non sapevo dirgli no”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 febbraio 2015 14:56 | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2015 14:35
Alexander Boettcher, 2 amanti e l'amico succube: "Non sapevo dirgli no"

Alexander Boettcher, 2 amanti e l’amico succube: “Non sapevo dirgli no”

ROMA –  Alexander Boettcher, il broker milanese in carcere con la sua amante Martina Levato per l’aggressione con l’acido del 28 dicembre scorso all’ex fidanzato di liceo della ragazza, aveva anche un’altra amante. E un amico succube. Culto del fisico, anabolizzanti, delirio di onnipotenza: questo l’inquietante ritratto che ne fa il Corriere della Sera, mettendo insieme quanto sin qui emerso dalle carte dell’inchiesta e dagli interrogatori. Ultimo in ordine di tempo, quello di Andrea Magnani, bancario di 32 anni, compagno di palestra di Boettcher e succube, a suo dire, della coppia. “Non sapevo dirgli di no”, avrebbe raccontato il presunto complice dei due arrestato nella notte tra lunedì e martedì scorso con l’accusa di concorso in lesioni gravissime.

Fu lui, secondo gli inquirenti, ad aiutare la diabolica coppia ad aggredire Pietro Barbini. In particolare, avrebbe effettuato le telefonate anonime con un’utenza skype non rintracciabile, per attirare il giovane ad un appuntamento trappola per la finta consegna di un pacco in via Giulio Carcano. E avrebbe, poi, accompagnato Martina Levato con la sua auto (usata anche per la fuga) portando, tra l’altro, in una borsa altri due contenitori con acido di scorta, consegnatili da Boettcher.

Magnani, sia nell’interrogatorio davanti a inquirenti e investigatori che in quello davanti al gip, avrebbe detto di aver “fatto solo un favore a un amico”, e cioè Bottcher, a cui non riusciva a dire di no, di non aver “immaginato” la gravità di quel che stava accadendo ma di “aver capito solo dopo” ed aver provato “rimorso”.

5 x 1000

Riferendosi ai recipienti di plastica con dentro acido muriatico che Martina aveva caricato sulla sua macchina dentro un borsone e a quelli di scorta nella borsa consegnatagli da Alexander, Magnani avrebbe inizialmente affermato che “secondo me c’era dentro acqua”, salvo poi contraddirsi poco dopo. Avrebbe anche detto che era convinto che i due volessero fare soltanto “uno scherzo” a Barbini, amico della coppia e appena rientrato dagli Stati Uniti.

Tuttavia, rispondendo ad alcune domande, anche del pm Musso presente all’interrogatorio davanti al gip, ha ammesso che l’idea dell’agguato era stata progettata dai due e di essere stato “tirato in mezzo”.

Una versione, però, quella di Magnani, considerata poco credibile e in contrasto con le immagini di una telecamera di sorveglianza che lo ha ripreso sul luogo dell’aggressione. Immagini depositate pochi giorni fa proprio dalla difesa di Boettcher.

Il Corriere riporta alcuni stralci dei verbali di Magnani e prova a ricostruire le tappe della follia:

“Intorno a metà ottobre ho accompagnato Alexander in una discoteca, il Divina, cercavano un ragazzo, dicevano che fosse un amico dell’uomo che aveva violentato Martina”. Era una serata di caccia. Bisogna tener presente le date: nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2014, qualcuno scaglia un contenitore di acido sul volto di Stefano S., studente di economia, cliente abituale del Divina. E poi: 15 novembre 2014, una donna (che secondo l’accusa è Martina Levato) butta altro acido contro Giuliano C., fotografo, anche lui frequentatore dello stesso locale; il ragazzo si salva perché si ripara con un ombrello. Quel giorno un uomo (Boettcher, secondo l’accusa) aggredisce Giuliano C. mentre fotografa l’auto con la quale Martina sta scappando: è l’auto di Magnani, il veicolo prestato per l’agguato.