Ancona, “troppo mascolina, non è stupro”. Sentenza choc di 3 giudici donne: la Cassazione annulla

di Daniela Lauria
Pubblicato il 10 Marzo 2019 20:38 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2019 20:38
Ancona, "troppo mascolina, non è violenza". Sentenza choc di 3 giudici donne: la Cassazione annulla

Ancona, “troppo mascolina, non è violenza”. Sentenza choc di 3 giudici donne: la Cassazione annulla

ANCONA – Troppo “mascolina“, poco attraente e poco credibile come vittima di stupro. Così si legge nella sentenza choc della Corte d’appello di Ancona, collegio formato da tre donne che, avallando gli argomenti dei due imputati, li assolsero nel 2017, ribaltando le condanne di primo grado a 5 e 3 anni di carcere. I due erano accusati di aver drogato e violentato una 22enne originaria, come loro, del Perù. Il verdetto è stato ora annullato dalla Cassazione e il processo d’appello bis si terrà presto a Perugia. 

La ragazza neanche mi piaceva“, sostenne il presunto autore dello stupro che l’aveva registrata sulla rubrica del suo cellulare con il nome di “Vikingo”. Disse, così come il ragazzo accusato di aver fatto da palo, che i rapporti consumati in un parco dopo una serata al pub furono consenzienti. Ma a far indignare sono i concetti espressi dalle tre giudici donne nella sentenza di appello.

Per il procuratore generale di Ancona Sergio Sottani, che ha impugnato quella decisione, bisogna “evitare che nei processi l’uso delle parole possa costituire una forma ulteriore di violenza nei confronti della vittime”. “Ritenere – ha aggiunto – che la mancata attrazione sessuale del presunto stupratore per la vittima possa rappresentare un elemento a sostegno della mancanza di responsabilità, credo debba essere evitato perché si rischia di appesantire lo stress cui la vittima è già sottoposta”.

La rete femminista Rebel Network e il Comitato Marche Pride, insieme a molte altre associazioni e ai sindacati, hanno organizzato un flash mob di protesta. L’appuntamento è per lunedì mattina mattina davanti alla Corte d’appello di Ancona.

Parla invece di motivazione “aberrante”, la deputata di Forza Italia Vincenza Labriola che afferma: “Dalla tempesta emotiva, all’aspetto fisico, al fatto che le donne indossino i jeans, la gonna corta, mettano il rossetto: queste attenuanti rischiano di giustificare una violenza che è semplicemente una vergogna”.

L’avvocato Cinzia Molinaro, che rappresenta la ragazza, si prepara ora al nuovo processo d’appello e ricorda lo “sconcerto” che seguì alla lettura della sentenza: non solo l’assoluzione e il fatto che la giovane non venisse ritenuta più credibile ma anche i passaggi che riprendevano le tesi difensive sull’aspetto “mascolino” della vittima, non abbastanza attraente. La giovane era stata definita “scaltra peruviana” e “sospettata” addirittura di aver ispirato la “nottata goliardica” per giustificarsi con la madre dopo aver bevuto troppo in compagnia dei due imputati.

“Quando tornò a casa – rimarca l’avvocato Molinaro – per il torpore non era in grado di ricordare quasi nulla, solo flash. Aveva gravi ferite di cui non si era neanche accorta, è stata operata: disse di non essere in grado di dire se avesse iniziato un rapporto consenziente ma che a un certo punto era stata molto male, aveva detto basta senza che il ragazzo si fermasse”. In ospedale riscontrarono in lei un forte quantitativo di benzodiazepine, “droga da stupro”, che non ricordava di aver assunto: secondo l’accusa furono gli imputati a drogare la sua birra.

Fonte: Ansa