Antonio Razzi e lap dance: “Le italiane? Voto 8. Ma alle svizzere 8,5”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Dicembre 2014 18:15 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2014 18:16
Antonio Razzi e lap dance: "Le italiane? Voto 8. Ma alle svizzere 8,5"

Antonio Razzi (LaPresse)

ROMA – Viaggio nella notte romana con Antonio Razzi, il senatore più trash: “Io sono per i contact-bar: 100 franchi ed è tutto ok”. L’intervista al Fatto Quotidiano a cura di Tommaso Rodano e Alessio Schiesari:

Le svizzere? Da 8 e mezzo. Alle italiane do 8, ma sono stato solo con una. Forse. Le spagnole 9, perfette per la famiglia”. Parla abruzzese, millanta mille amanti, ma non è Rocco Siffredi. Pensa al mappamondo, forse alle lenzuola e dà voti: “Le migliori sono le russe. E le nordcoreane”.

Prima fermata: la Cantina Tirolese, giusto per non stare digiuni. Lui approva: “Francia o Spagna, basta che se magna”. Tra pinte generose e una bourguignonne di carne, un’ombra che si allunga sui pensieri di Razzi: Maria Jesús, la moglie. 62 anni, spagnola di Leòn, pescarese d’adozione. Si scoprirà che in casa i pantaloni li porta lei. Ma è ancora presto. Il senatore parte dal primo approccio con la politica, quando ancora era solo un operaio in Svizzera: “Portavo gli emigranti abruzzesi a votare per Romeo Ricciuti, della Dc”. Tutti democristiani? “No, il biglietto era gratis. Tornavamo con l’autobus carico di olio e vino”. Ma Ricciuti lo votavano veramente? “Non lo so, che mi frega a me”. Razzi ordina patate e crauti in tedesco per compiacere la proprietaria del locale. Poi inizia la biografia: Giuliano Teatino, Appennino abruzzese. Padre emigrante in Germania, zappa in mano fin da bambino. “Volevo fare Ragioneria, ma non c’erano soldi per mantenermi, quindi ho fatto la scuola professionale, saldatore”.

Qualcosa non torna. Scopriamo che ha iniziato le superiori a 16 anni, poi confessa di non averle mai finite. Perché a 16 anni? “Un incidente alla gamba, persi un anno”. Sì, ma ne manca un altro. “Bocciato in quarta elementare dalla signora Testa”. La prima maestra? “Quella chiattona”. Brutti voti, stenti e tante privazioni: “Senza Vespa non si rimorchiava”. Così a 17 anni lascia il paesello: destinazione Svizzera. Trova lavoro, e non solo. Trova Isabelle: “Ero alla fermata dell’autobus elettrico, come si chiama?”. Filobus. “Quello. Arriva lei, mi sorride. Era bionda e bella. L’ho accompagnata a casa”. Immaginiamo il putiferio. “Macché, abbiamo solo parlato”. Di cosa? “Non lo so. Era svizzera, mica ci capivo un cazzo”. Si è rifatto con gli interessi – dice – qualche giorno dopo: è stata la sua prima volta. È l’inizio di una carriera inarrestabile, almeno a parole: tedesche, francesi, spagnole. E le nordcoreane? Razzi prende il tomo sulla storia di Pyongyang dalla sua enciclopedia mentale e comincia a sfogliare: “Dovete sapere che in Corea del Nord ci sono stati i giapponesi. Gli piacevano le coreane e le stupravano. Così è nata una miscuglianza di razze bellissima”. Ma in Parlamento, la Boschi? “Meglio la Pinotti”. Come la Pinotti? “Bellissima, vista l’età”. È ora dei dessert, arriva una cameriera bionda, straniera. “Sprichst du deutsch?”, gigioneggia Razzi. No. “Hablas español?”. No. Ma che lingua parli? “Italiano”. Quando si allontana, lo sguardo del senatore cade sul bacino. Bello, eh? “Ma anche i seni…”.

Razzi è ecumenico “Parlo anche coi grillini. Con Massimo sono grande amico”. Si scoprirà poi che Massimo è Alessandro Di Battista. “Ci facciamo le foto insieme”. Ancora l’iPhone, questa volta per mostrare il pantheon di amici e ammiratori in selfie fotocopia: Berlusconi, una ballerina, Inzaghi, ancora Berlusconi, Sophia Loren, il satrapo bielorusso Lukashenko. Senatore, sa chi è questo? “Quello dell’ex Urss. Dell’Azerbaijan, mi pare”. Lukashenko, il dittatore! “Io parlo con tutti. Per questo gredo che…”. Razzi non osa, serve un’imbeccata. Che ministero vorrebbe? “Gli Esteri, parlo anche le lingue”. Torna la cameriera, questa volta con gli amari. Razzi le fa l’occhiolino. Lei si gira e se ne va. È il momento: se l’Italia va a puttane, vogliamo almeno andare con Razzi in un night-club. Senatore, si va? “No, visto il mio ruolo, non gredo”. Dopo dieci minuti è già in macchina. La prima tappa è un locale in via dell’Umiltà davanti alla vecchia sede del Pdl: inequivocabili neon fucsia fin dall’entrata. Razzi ha un sussulto: “No, qui no”. Secondo tentativo, più soft: il Robin Hood di via Cavour. Una casta lap-dance sul bancone del bar. Nel tragitto Razzi cavalca un suo vecchio cavallo di battaglia: la prostituzione legale. Come in Svizzera: “Dove ci sono i contact-bar. Ci vai, conosci una ragazza. Poi se vi piacete si sale in camera. Ci si fa la doccia, senza malattie”. Lui certe cose le sa per sentito dire. Lo ripete più volte, anche se nessuno glielo chiede. Ma quanto costa un contact ravvicinato al contact-bar? “Cento franchi, 80-85 euro a seconda del cambio”, risponde senza battere ciglio. Arrivati al Robin Hood il senatore è ancora incerto: “Bisogna stare attenti a voi del Fatto”. Per fortuna arriva Giorgia, una giovane fan: “Lei è quello di Crozza, quello che non sa l’italiano? Dai, andiamo dentro”. Lo prende sottobraccio e lo porta sotto il palo della lap-dance. Il senatore suda, ordina una Corona, è nervoso (…)