Baby prostitute a Ladispoli: in auto per una birra nel parcheggio della stazione

Pubblicato il 10 Maggio 2014 11:15 | Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2014 11:15
Baby prostitute a Ladispoli: in auto per una birra nel parcheggio della stazione

La stazione ferroviaria di Ladispoli, uno degli snodi del traffico di baby prostitute

ROMA – Un nuovo giro di baby squillo è stato scoperto dai carabinieri di Ladispoli, località balneare sulla costa a nord di Roma, in piena zona di necropoli etrusche. Al centro dell’inchiesta, per ora, sono tre ragazzine fra i 15 e i 16 anni, che si prostituivano per pochi euro, per procurarsi i soldi per la discoteca e la ricarica del telefonino, ma anche solo per una birra.

Si parla anche di droga. Gli incontri con i clienti si svolgevano in auto, nel parcheggio della stazione ferroviaria di Ladispoli, o in zone appartate o anche appena fuori di un locale dove poi consumavano la loro birra.

Il caso di Ladispoli si aggiunge ad altri già emersi nei mesi scorsi a Roma che avevano per protagoniste prostitute minorenni. Baby squillo dei Parioli di Roma o baby battone di Ladispoli sono tutti segnali di un disagio sociale difficilmente rimediabile.

Il tribunale dei Minori segue la vicenda e la Procura della Repubblica di Roma avrebbe aperto un fascicolo al momento contro ignoti, informano Maria Lombardi e Emanuele Rossi sul Messaggero:

“Gli investigatori avrebbero tra le mani una lista dei clienti più o meno abituali delle ragazzine e sarebbero sulle tracce di un’organizzazione dedita all’induzione e allo sfruttamento della prostituzione minorile oltre che allo spaccio di sostanze stupefacenti in un territorio vasto, tra Ladispoli, Cerveteri, Campo di Mare e Civitavecchia”.

L’inchiesta, riferiscono Maria Lombardi e Emanuele Rossi, ha avuto inizio nell’autunno scorso con la denuncia della mamma di una delle tre ragazzine,

“preoccupata perché la figlia ha una vita da grande, entra ed esce quando vuole, a volte torna ubriaca e alte volte non torna proprio. Finché un giorno scompare”.

Contemporaneamente, anche i servizi sociali, in base alle segnalazioni di un istituto scolastico, avevano dato l’allarme, segnalando alle forze dell’ordine e al sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta

“comportamenti ad alto rischio tra minori che utilizzano il proprio corpo in cambio di soldi, ricariche telefoniche, droghe”.

Raccontano Maria Lombardi e Emanuele Rossi che le tre ragazzine, cui attribuiscono nomi di fantasia,

“Paola, Deborah, Silvia si sono conosciute a scuola, in due l’hanno già lasciata. Hanno famiglie fragili, una di loro – Deborah – non ce l’ha affatto, abbandonata in una casa famiglia a cinque anni. Un’altra è figlia di separati, la madre ha un altro compagno e una nuova vita e a lei non riesce a star dietro, troppa libertà e troppa solitudine per un’adolescente. Ignorate e povere.
“Diventano amiche e dividono pomeriggi vuoti a raccontarsi quello che non hanno e non possono nemmeno chiedere, tanto soldi in casa non ce ne sono, e nemmeno parole. Cominciano con internet, su Facebook hanno profili con nomi d’arte, foto e frasi che suonano anche come richieste d’aiuto, «ho visto amici trasformarsi in infami», scrive Deborah. Piercing, tatuaggi, tagli di capelli asimmetrici, come vanno adesso, labbra laccate di rosso e sguardi segnati dal nero dell’eye-liner. Non ci sono borse griffate, letti o appartamenti, in questa storia, come per le baby-squillo dei Parioli.
“Arrivano i primi clienti, con il passaparola il giro si allarga. Prendono contatti sul social-network, a volte aspettano anche in strada. Le tre amiche si vendono per pochi euro: nei parcheggi, in macchina, nei bagni della discoteca o all’uscita dei locali, nel piazzale della stazione ferroviaria. Agli incontri si presentano sballate, prendono la droga per rendere tutto più facile e lontano. «Tanto che importa!», rispondono loro, e si danno via anche per una birra”.

L’operatrice culturale Alessia Cocco, ha raccontato il suo stupore:

“Più ascoltavamo quelle ragazzine che si vendevano per pochi euro e più ci sentivamo distrutte. Nei colloqui avuti, ci hanno confidato di vendere il proprio corpo per droga, ricariche telefoniche, anche per una birra. Ma non ne sono coscienti in realtà”.
Particolare la situazione di una del gruppo. Racconta Alessia Cocco:
“Ha deciso di non continuare gli studi, iniziando poi la sua lunga vacanza tra feste e discoteche, consumo di alcol e droghe, è finita in un circuito chiuso di scambi sessuali per poter mantenere il livello di vita scelto. Non è facile ora intervenire”.