Baby squillo Parioli, Glauco Guidotti la chiamava a casa: lei non aveva il cellulare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Luglio 2014 - 11:18 OLTRE 6 MESI FA
Baby squillo Parioli, Glauco Guidotti la chiamava a casa: lei non aveva il cellulare

Baby squillo Parioli, Glauco Guidotti la chiamava a casa: lei non aveva il cellulare

ROMA – Glauco Guidotti telefonava al numero di casa di una delle baby squillo, che a 15 anni non aveva ancora un suo cellulare. Le proponeva servizi fotografici per poi trascinarla nella prostituzione. A dirlo è il papà di una delle due ragazzine avviate alla prostituzione a Monteverde, a Roma. Una figlia ribelle e ripetente, che era finita nel giro delle baby squillo e che i genitori, denunciando, hanno salvato.

Adelaide Pierucci sul Messaggero scrive:

“C’è un dramma familiare dietro all’ultimo scandalo sulle baby escort esploso a Roma: la storia di due genitori di Monteverde che hanno lottato per recuperare una figlia ripetente, ostile e ribelle, finita in piena adolescenza in un giro di sesso a pagamento”.

I genitori della ragazzina si sono rivolti al tribunale dei minori:

“«Aiutateci, nostra figlia è stata ingannata. Maneggia troppi soldi e nelle sue conversazioni facebook abbiamo intuito cose impensabili». Così quando una volta Glauco Guidotti ha avuto la sfrontatezza di chiamare a casa e di presentarsi col suo nome, il padre della ragazzina, per testare la reazione, aveva urlato: «È il pappone…». Ma la figlia non era andata al telefono: aveva già deciso di uscire dal tunnel. E Guidotti, a loro insaputa, era già intercettato dalla Procura”.

I sospetti erano precisi e puntati su Guidotti, che si offriva di fotografare le ragazze:

“«So che una compagna di classe più grande aveva rapporti sessuali a pagamento. E nonostante il nostro divieto ha ripreso a contattarla», era stata la segnalazione della madre. «Un fotografo di nome Glauco sta alle costole a tutte e due, e programma appuntamenti tramite l’amica. I nostri dubbi sono ormai orribili certezze»”.

A gennaio arrivano gli arresti, ma la ragazzine difende lo sfruttatore, scrive il Messaggero:

“«Mica era un pappone. Non lo faceva tanto per i soldi perché alla fine prendeva quanto speso per il gasolio o al massimo 80 euro. I papponi pretendono di più»”.

Ora la ragazzina si trova in una casa famiglia:

“L’avvocato Cristina Cerrato che assiste la famiglia spera in una sensibilizzazione sul tema: «La mercificazione del corpo di una donna poco più che bambina dovrebbe suscitare indignazione in tutti noi, cosa purtroppo che non sempre accade. Si attribuisce alle vittime una consapevolezza che a 15 anni non si ha»”.