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Baby Squillo Parioli: “Guadagnavo fino a 600 euro in un giorno”

Baby Squillo Parioli: "Guadagnavo fino a 600 euro in un giorno"

Baby Squillo Parioli: “Guadagnavo fino a 600 euro in un giorno”

ROMA – “Guadagnavo fino a 600 euro al giorno e davo 240 euro al giorno a Marko Ieni per l’appartamento in cui incontravamo i clienti”. Angela, una delle baby squillo dei Parioli a Roma, racconta ai giudici la sua storia. Racconta i guadagni e di come Ieni usava la sua età per aumentare il numero dei clienti.

Valentina Errante e Adelaide Pierucci su Il Messaggero scrivono che gli indagati sono otto:

Nunzio Pizzacalla, caporalmaggiore dell’esercito, il primo a rispondere a quell’annuncio su un sito di incontri a regolare tariffe e appuntamenti. Poi Mirko Ieni, che avrebbe trovato i clienti e aveva affittato l’appartamento ai Parioli, Mario Michael De Quattro che, dopo avere consumato rapporti sessuali avrebbe ricattato una delle ragazzine. E ancora l’altro presunto sfruttatore, Riccardo Sbarra, «era solo un cliente», dice Angela. Quindi l’uomo che avrebbe ceduto cocaina in cambio di sesso, Marco Galluzzo. Infine la mamma della sua amica, che ha pianto per la durata dell’intera testimonianza. Tutti in carcere dal 28 ottobre”.

La baby squillo racconta:

«Credo che Mirko Ieni sapesse che ero minorenne e si serviva di questo per aumentare il numero dei clienti potenzialmente interessati» ha accusato Angela. «A prescindere da quanto incassavamo gli dovevamo dare 240 euro al giorno per l’uso dell’appartamento dei Parioli»”.

La ragazza ha spiegato di aver incontrato Ieni dopo aver messo un annuncio su un sito:

“«Ho cominciato perché avevo voglia di fare molti soldi, per non farmi mancare nulla. Guadagnavo molto, anche 500-600 euro al giorno. Acquistavo vestiti di marca e telefonini»”.

Nella storia arriva Nunzio Pizzacalla, che la ragazza dice di non aver mai incontrato:

“«So che Pizzacalla è venuto due volte a Roma per incontrarmi ma mi sono rifiutata – ha detto Angela – Ienni invece, sapeva tutto di me anche se alla fine mi ero creata un giro di clienti miei e a lui davo pochi soldi»”.

Tra gli indagati anche la mamma di Angela, che secondo gli inquirenti sapeva della prostituzione della figlia:

“«Forse poteva avere un’impressione. Non so». Poi si avvale della facoltà di non rispondere, può farlo: in un altro procedimento connesso figura indagata e non vittima, per avere ceduto cocaina alla sua amica più giovane. Alla fine la butta lì: «Sapeva per certo che spacciavamo – dice – ma certo avevamo tanti soldi che con la droga è difficile fare e quando Agnese non li portava a casa si lamentava. I soldi mi servono, diceva. Forse lo sospettava»”.

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