Baby squillo, racconto della più piccola: “I soldi? Per averli o spacci o ti vendi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Novembre 2013 15:50 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2015 14:42
Baby-squillo

Baby escort, ecco il racconto choc
della più piccola: “Mi servono
per comprare le cose griffate”

ROMA – Baby escort, ecco il racconto choc della più piccola: “Mi servono per comprare le cose griffate”.

Racconta Grazia Longo sulla Stampa:

(…) C’è tutto e il contrario di tutto. Un cliente-estorsore, Mario Michael De Quattro, che nega di sapere che avessero solo 14 e 15 anni «perché il seno era calato, c’aveva le rughe, quindi non era una minorenne».

Uno sfruttatore-pusher che si arrampica sui vetri di un’assurda analisi sociologica: «Mi posso prostituire anche per conto mio, come in coppia o guardoni, non ho mai forzato nessuno, obbligato nessuno, minacciato nessuno. Eravamo complici, amici di uno stesso gioco forse perverso. Cioè, chi voleva una volta la donna, chi voleva l’uomo, chi voleva insieme guardasse. Può essere visto da un punto di vista etico e forse siamo in un Paese bigotto, cose che all’estero forse viene visto diversamente». Per non parlare dello squallido esercito dei clienti, quasi tutti accasati, alcuni addirittura con figlie adolescenti.

Ci sono due madri che seppur su posizioni diametralmente opposte – una ha denunciato tutto e permesso la fine del supermercato del sesso & droga, mentre l’altra è stata arrestata per induzione alla prostituzione – raccontano scampoli di vita che fanno rabbrividire. La mamma in carcere, ex barista e commessa: «Non sapevo che si prostituisse, pensavo spacciasse. Aurora mi si rivoltava contro, mi buttava per terra. Mi diceva “voglio andare a Ponza. Tu non lo puoi fare, tanto tu non hai una lira. Tu non c’hai i soldi, tu non mi puoi mantenere e io voglio andare a Ponza”. Non voleva che l’accompagnassi a scuola e mi diceva “non venire perché tu hai la macchina brutta e io mi vergogno”». E ovviamente glissa sulle domande del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del sostituto Cristiana Macchiusi a proposito del fatto che volesse ritirare la figlia dalla scuola e che sapesse della sua prostituzione nella casa di viale Parioli 190. L’altra, bancaria, madre della quindicenne Vanessa: «Un giorno mia figlia mi si è avventata addosso tentando di strangolarmi… mi ha minacciato dicendo “ti mando i miei amici cocainomani a sgozzarti, ti brucio tutti i vestiti, ti ammazzo con le mie mani, ti accoltello”. Chiedo l’intervento dell’autorità affinché non possa fare ulteriori danni e continuare nella sua condotta sregolata».

E poi ci sono loro due, Vanessa e Aurora, vittime di un meccanismo che le ha travolte e dal quale dovranno riemergere con l’aiuto di psicologi ed educatori. Vanessa ostenta un atteggiamento a tratti strafottente è lei il dominus della coppia ed è indagata per aver favorito la prostituzione di quella che lei stessa definisce «la mia amica del cuore». Quest’ultima durante l’interrogatorio protetto, alla presenza di una psicologa alterna il pianto a dichiarazioni disarmanti: «Noi vogliamo troppo! Per guadagnare tutti questi soldi o spacci o ti prostituisci». E ancora: «Io voglio una possibilità economica mia: o vado a spaccià la droga o faccio questo». Insiste: «Io volevo lavorare per comprarmi cose griffate volevo avere i miei soldi per comprare tutto ciò che mi piaceva». E tua madre non sapeva nulla? le viene chiesto. «Ogni tanto le davo dei soldi, quindi aiutavo anche la mia famiglia. Mamma pensava che spacciavo, non mi sentivo di dirle che mi prostituivo». Sul protettore Mirko (Mimmi) Aurora dice: «Senza di lui lavoravamo tre volte alla settimana, con Mirko lavoravamo tutti i giorni». Sulla cocaina: «Io ho maneggiato la droga ma non l’ho passata a nessuno, era Vanessa che la comprava, non nego che quando ce l’avevo sotto gli occhi non la usassi». La prima volta l’ha usata durante la vacanza a Ponza: «Lì l’abbiamo data anche ai nostri amici, tutti di 16 anni». (…)