Bambina nata cieca, senza cranio, col labbro leporino, è islamica, la cura un monaco buddista

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 dicembre 2016 6:58 | Ultimo aggiornamento: 26 dicembre 2016 20:25
Bambina nata cieca, senza cranio, col labbro leporino, è islamica, la cura un monaco buddista

Bambina nata cieca, senza cranio, col labbro leporino, è islamica, la cura un monaco buddista. Nella foto, la piccola in braccio alla mamma, davanti al monaco Bhin. In mano ha del denaro per aiutarla

Una bambina nata cieca, senza cranio e con mezza faccia, è stata presa in cura dai monaci buddisti di una fondazione benefica in Thailandia. Ora è al centro di uno sforzo di solidarietà internazionale dopo che il suo caso è stato rilanciato sui social media.
La bambina, Nurafaiha, ha otto mesi ed è nata cieca e senza cranio. Viene da Sayaburi, in Laos, al confine con la Thailandia settentrionale. La accudisce Bhin, un monaco buddista. Soffre anche di labbro leporino e date le sue condizioni, Nurafaiha non può essere allattata normalmente e viene nutrita con un tubicino. Ha bisogno di costanti cure in ospedale e la aspettano una serie di interventi chirurgici molto costosi.
Il monaco Bhin lavora con la fondazione Ruamkatanyu di Bangkok, che si occupa di casi disperati in questa zona che è fra le più povere del mondo. Una delle opere di bene della fondazione è la raccolta di denaro per dare una sepoltura ai morti senza famiglia.

Finora il monaco Bhin ha raccolto 200 mila baht, circa 5 mila euro ma ci vorrà molto più denaro per la serie di interventi delicati di chirurgia plastica per “ricostruire” la bambina.
Nurafahia appartiene a una famiglia islamica. Il suo nome vuol dire Luce Gioiosa. Sono numerosi i musulmani che si spostano verso sud, dalla Malaysia e dalla Birmania. Secondo il sito The Muslim Issue, oltre 5 mila monaci buddisti sono stati decapitati dagli islamici negli ultimi anni. Ma il monaco Bhin e i suoi confratelli non sentono odio né sono mossi da spirito di vendetta.

Per i cristiani è Natale, per noi il monaco Bhin è una preghiera vivente.

Per una famiglia islamica, un figlio disgraziato è frutto di una maledizione o di magia nera. Nella famiglia di Nurafaiha ci sono altri 4 fratelli e sorelle, tutti normali, che vanno tutti a scuola. La famiglia è molto povera, vive del solo salario del padre, operaio in una fabbrica.