Berlusconi vs Laura Boldrini, sesso e jella: “Maschilismo”

Pubblicato il 27 Aprile 2013 17:14 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2015 14:13
laura boldrini

Laura Boldrini: attacco da Berlusconi

Laura Boldrini non sembra essere molto amata dalle parti di Berlusconi. Forse qualche errore di entusiasmo giovanile lo ha commesso (la esagerata e ingiusta reazione a  Beppe Grillo il 25 aprile, la altrettanto esagerata e poco di sinistra reazione al fake della foto nuda), ma non basta a motivare gli attacchi concentrici contro la Boldrini del Giornale di Paolo Berlusconi e di “Chi?”, versione rotocalco e berlusconiana della Komsomolskaya Pravda dei bei tempi.

La ragione più profonda è di natura politica. Dopo la infelice esperienza degli ultimi mesi di Fini, Berlusconi è sicuramente preoccupato che presidente della Camera sia una donna dura, molto abile nell’uso dei mass media, che non si può di certo inserire nella lista dei suoi adoratori. Cosa di meglio dunque se non un attacco preventivo?

E concentrico. Parte “Chi?” (l’articolo è stato poi diffuso on line da Liberoquotidiano.it).

Laura Boldrini, che ha 52 anni, non ha potuto che definire “vergognoso” l’articolo  di Chi che ha preso di mira la sua relazione sentimentale con un uomo di 11 anni più giovane. Lo ha fatto in una intervista al settimanale D, la Repubblica delle donne. Repubblica ha invece verso Laura Boldrini un atteggiamento diciamo costruttivo, che non ha ancora raggiunto gli  apici adoranti e odoranti di incenso dei tempi di Gianfranco Fini del “Che fai, mi cacci?”, ma che promette bene.

Intervistata da Stefania De Lellis per un servizio che promette una “Boldrini in privato” mentre è una gallery di foto posate e semi ufficiali, Laura Boldrini ha un giusto scatto di indignazione alla domanda:

“Un giornale [Chi non viene pudicamente nominato, come una volta in Piemonte i piedi li chiamavano estremità] ha pubblicato foto di lei insieme con il suo compagni Vittorio Longhi. Come si è sentita?”.

Risposta secca:

“E’ stato vergognoso”.

Il seguito, però, potevano risparmiarselo, perché la risposta non è di quelle che avrebbe dato nemmeno Nancy Pelosi:

“Ci sono uomini che stanno con ragazze più giovani di trenta-quaranta anni e questo viene considerato normale. Se una donna ha un compagno di 11 anni più giovane, diventa subito uno scandalo e questo dimostra un maschilismo inaccettabile, una arretratezza allarmante”.

E ancora:

“Io mi indigno. Ma cosa vogliono? Non sono conformista, non rispondo al cliché della donna mansueta, cerco rapporti paritari. E allora? Non sanno come attaccarmi e per questo provano con il fango sulle mie scelte private. Hanno fatto anche circolare foto di una donna nuda in una spiaggia naturista, come se fossi io: ovviamente un falso assoluto, che però ha girato per giorni su siti e pagine Facebook. Tra uomini lo scontro rimane sempre politico, contro una donna si passa subito allo sfregio di tipo sessuale”.

Troppe parole. Chi ricorda i vergognosi e volgari attacchi dei fascisti alla bellissima e giovane Nilde Iotti, non può non rimarcare la differenza fra queste parole e il distaccato, dignitoso, superiore silenzio della compagna del capo comunista Palmiro Togliatti.

L’articolo incriminato è uscito sul settimanale «Chi»:

“La presidente della Camera è fidanzata con un cronista di undici anni più giovane col quale condivide ideali e casa di Roma. La terza carica ha un appartamento a Monteverde a Roma. Ma otto mesi fa lo ha lasciato per andare a vivere nell’appartamento più ampio e comodo di Vittorio Longhi, classe 1972, che tra le altre cose è a Trastevere, vicino a un convento di suore sue amiche. Il “signor Boldrini” è laureato in sociologia economica ad Urbino e ha conseguito un master in New Media. Blogger e collaboratore di Associated Press, The Guardian e del sito di Repubblica.

“Vittorio si è occupato per l’Onu di rifugiati [probabile fatale combinazione che li ha fatti incontrare], lavoro e immigrazione e ha scritto il libro La rivolta dei migranti”.

Secondo il settimanale di Berlusconi, Vittorio Longhi ha un ottimo rapporto con la figlia di Laura Boldrini, Anastasia, venti anni (nata dal matrimonio con un altro giornalista, Luca Nicosia), che ora studia in Inghilterra.

Nelle parole di Laura Boldrini raccolte da D di Repubblica,

“Vittorio è un giornalista che non ha barriere culturali e ha una visione che esce fuori dai confini nazionali. Con lui divido da cinque anni anche ideali e impegno. Per fortuna che sorvola su queste robacce”.

L’importante è che ora non venga in mente alla cara presidente Laura Boldrini di riaprire l’ingresso posteriore di Montecitorio.

Il Giornale, per la firma di Roberto Scafuri, non scherza nemmeno.

Partiamo dal titolo assai jettatorio:

“La maledizione della Camera incombe già sulla Boldrin L’importante è che ora non venga in mente alla cara presidente Laura Boldrini di riaprire l’ingresso posteriore di Montecitorio.i. Dalla Pivetti a Fini è stato un crescendo: chi siede su quella poltrona finisce col lasciare la politica o col perdere pure il partito. E lei si smarca: Rappresento tutti, non solo Sel”.

Svolgimento:

“«S» come superstizione, dato che tutte le volte che si tentò di render merito all’opera di ampliamento dell’architetto Basile, rendendo agibile l’ampio portale, ne derivarono guai grossi per la Capitale e l’Italia intera. Un’inondazione del Tevere, l’epidemia di spagnola, l’inizio della prima guerra mondiale.

“Vox populi e, appunto, bieche superstizioni. Ma quella della maledizione di Montecitorio, che talora si abbatte sulle ambizioni politiche del presidente e talaltra investe anche il partito che lo designa, è diventata una delle poche certezze di questa agonizzante seconda Repubblica. Avendo colpito, nelle ultime due decadi, una serie impressionante di personaggi annientandone velleità e seguaci”.

“Si cominciò con la giovane Irene Pivetti, condannata alle comparsate in tivù dopo averla salutata come speranza leghista e, se vogliamo, del nuovo corso post-Tangentopoli. Si proseguì con Luciano Violante che, da riferimento delle toghe rosse e quindi ribaltatosi in uomo della pacificazione nazionale, è finito nell’irrilevanza dei saggi di Napolitano (con recenti, forse ancora sventabili, mire ministeriali).

“L’apice della maledizione s’è abbattuta però, in rossiniano crescendo, sulla coppia Casini-Fini: assurti al soglio per evidenziarne la difformità dal verbo berlusconiano, non solo si sono bruciati le penne, ma hanno anche trascinato nella caduta i loro partiti personali. Avranno contato senz’altro errori politici, ma è un dato di fatto che la funzione non ha sviluppato l’organo. Medesima sorte ha arriso (si fa per dire) al presidente d’intermezzo, Fausto Bertinotti, che pretese di dirigere l’orchestra dell’Unione prodiana dallo studio della Camera. Perdendo, nell’ufficio, tanto l’azione (governativa) quanto la rifondazione (comunista)”.

Secondo Scafuri è un segno della seconda repubblica, perché nella prima andò tutto all’opposto:

“Da Giovanni Gronchi a Giovanni Leone, da Sandro Pertini a Oscar Luigi Scalfaro a Giorgio Napolitano, la presidenza della Camera – più di quella del Senato – ha rappresentato la «riserva dello Stato» per antonomasia. Sarà perché la riserva s’è esaurita, sarà perché la seconda Repubblica non è la prima, il ruolo di chi siede a Montecitorio è svaporato fino a diventare pressoché superfluo. Prova ne sia l’arrivo di una giornalista affiliata all’Onu, e lontana dalla politique politicienne”,

la quale, vien da pensare, starà facendo scongiuri nella convinzione che ormai siamo nella terza, di repubblica.