Caso Ruby, la memoria difensiva: “Niente sesso, coca cola e karaoke. Pensavamo che Ruby fosse maggiorenne”

Pubblicato il 26 Gennaio 2011 9:34 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2015 14:03

Silvio Berlusconi

ROMA – “Nelle feste di Arcore niente sesso e poco alcol. E nessuno sapeva che Ruby fosse minorenne”. Parlano i 29 testimoni che sono stati interrogati dai legali di Silvio Berlusconi e le cui deposizioni sono riassunte nella memoria difensiva depositata da Niccolò Ghedini e Piero Longo alla giunta per le autorizzazioni della Camera.

“Per nessuno – si legge nella memoria difensiva, così come riportata da ‘La Repubblica’ – esiste il bunga bunga, né come locale a luci rosse nascosto nelle viscere di Arcore, né come metafora sessuale. Quelle cene, anche nel cuore della notte erano dei semplici ritrovi conviviali in cui il premier si comportava ‘da signore’ in mezzo a donne che a dire di Carlo Rossella ‘erano simpaticamente rispettose e ossequiose nei confronti del presidente. Non ricordo nessuna che gli desse del tu’. Mai spogliarelli o attività sessuale. Nessun reato, e se mai ne è esistito uno nel castello di accuse della procura come la telefonata in Questura per liberare Ruby, è competente il Tribunale dei ministri, non certo Milano”.

Camerieri e dj: niente sesso e poco alcol. I testimoni chiave ascoltati dalla difesa del premier, si legge sulla ‘Repubblica’, sono i camerieri e i musicisti, sempre presenti alle feste e vicini a Berlusconi. Danilo Mariani, il dj delle serate, ha assicurato di non avere mai assistito a spogliarelli o scene di sesso e che in discoteca si beveva moderatamente: “Il drink più alcolico era a base di champagne”.

Carlo Rossella: serate decorose, la cosa più “hard” era cantare. Stesso racconto viene fatti da tutti gli altri 28 testimoni della difesa, compreso l’ex direttore di Panorama Carlo Rossella. Di quelle sere ad Arcore, si legge su Repubblica che riporta la memoria difensiva dei legali del premier, il giornalista ricorda la presenza di Lele Mora, di Emilio Fede e “di una ventina di altre ragazze”. Poi dice: “Essendo un cronista ho notato che girava molta coca cola light, acqua minerale e qualche amaro. L’unico che ha bevuto una vodka sono stato io”. Il presidente era molto simpatico e corretto, “raccontava episodi della sua vita, le sue esperienze di Parigi, ogni tanto cantava canzoni di Aznavour, Trenet, Henry Salvador e qualcuna delle sue canzoni scritte con Apicella”.

Nessuno sapeva che Ruby fosse minorenne. I 29 testimoni della difesa sono anche concordi nel sostenere che nessuno sapeva che Ru by fosse minorenne. Lo dice Lele Mora, lo dice Apicella, lo dice Miriam Loddo e anche Nicole Minetti. “Gli unici minorenni erano i nipoti alle cene di famiglia”, afferma il cantante Apicella.

La Loddo, si legge su ‘Repubblica’, ricorda la notte del fermo di Ruby: “Io fui contattata dalla Michelle che mi narrò la situazione in cui si trovava la ragazza e mi chiese di informare l’onorevole Silvio Berlusconi di quanto era avvenuto. Io riuscii a parlagli telefonicamente, rappresentando l’accaduto e che, evidentemente, la Ruby era minorenne perché la polizia chiedeva dei genitori”. Alla domanda su come reagì Berlusconi, la Loddo risponde: “Rimase molto sorpreso dicendomi: ‘ma come? In Italia si è maggiorenni a 18 anni e lei ne ha 24?'”.

Racconto simile anche da parte di Nicole Minetti, sempra dai documenti riportati da ‘La Repubblica’: “L’avevo conosciuta qualche tempo prima a una cena dal presidente ad Arcore. Ruby raccontò una storia di vita tristissima e disse che i genitori erano musulmani e che era dovuta scappare di casa, perché voleva convertirsi alla religione cattolica. Quando sono andata in Questura ho appreso con grande stupore che in realtà era ancora minorenne”.

I pagamenti di Spinelli a Ruby. Nella memoria difensiva, infine, si parla dei soldi ricevuti da Ruby. A pagarla, si apprende, è stato Spinelli, il cassiere che lavora per Berlusconi dal 1978. “Berlusconi – racconta Spinelli ai legali del premier – mi pare fosse primavera o inizio estate di quest’anno, mi ha avvisato che mi avrebbe cercato una ragazza di nome Ruby e che potevo riceverla perché aveva bisogno di essere aiutata. Spesso mi invia delle persone bisognose, da sempre fa diffusa beneficenza sia direttamente sia attraverso la sua fondazione intestata al padre. Ruby mi chiamò sul mio telefonino. Ricevetti la ragazza la prima volta nel mio ufficio a Milano2 e poi la vidi altre 4 o 5 volte”. La prima volta “mi disse di avere impellenti necessità economiche, perché doveva restituire dei prestiti e pagare l’affitto. Mi chiese 5mila euro, ma gliene diedi 3mila. La settimana successiva si ripresentò e le consegnai ulteriori 2mila”.

Un mese dopo “mi si ripresentò, mi raccontò di essere stata scacciata dalla sua coinquilina. Aveva un ematoma, venne senza preavviso telefonico, le diedi 3500 euro. Poi non le diedi più niente. Un mio collega le consegnò 100 euro per liberarsi di lei pagandole un taxi. A ottobre di quest’anno per allontanarla le consegnai 300 euro. Mi ha cercato più volte l’ultima volta il 25 ottobre 2010”.

La competenza della Procura. “La concussione – scrivono i legali di Berlusconi – si sarebbe consumata non in Milano, ma in Sesto San Giovanni”, dove stava il numero due della Questura Pietro Ostuni, quando ha ricevuto la telefonata e in più Berlusconi l’ha effettuata “nella sua qualità di presidente del Consiglio dei ministri”.