Carlo Giovanardi: “Stupro di gruppo a Modena? Inutile stupirsi”

di Elisa D'Alto
Pubblicato il 21 Ottobre 2013 14:53 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2015 15:34
Carlo Giovanardi

Carlo Giovanardi

BOLOGNA – Se il corpo femminile viene presentato come merce, come stupirsi di uno stupro di gruppo? Il pensiero è stato espresso da Carlo Giovanardi, Pdl. Il caso di cronaca cui si riferisce è quello accaduto in questi giorni a Modena, protagonista una 16enne violentata da alcuni coetanei che sono stati descritti da quasi tutti i quotidiani come “di buona famiglia”, come se lo stupro fosse normalmente perversione riservata alle periferie.

L’ex ministro, sollecitato sull’argomento, risponde così: “Se si sgancia la sessualità da un rapporto di amore e di rispetto reciproco svalutandola a livello di semplice divertimento, non ci si può illudere di risolvere il problema attraverso la repressione penale”.

“Non voglio entrare nel merito della vicenda che l’Autorità giudiziaria dovrà chiarire in tutti i suoi controversi aspetti – sostiene -. Quello che ritengo insopportabile sono certe dichiarazioni, tra l’indignato e il meravigliato, come se fosse possibile, 364 giorni all’anno, dileggiare ogni regola ed ogni principio educativo, presentando la sessualità come uno dei tanti beni di consumo, e poi scandalizzarsi se i ragazzi non si rendono neppure conto dell’inaudita gravità di certi comportamenti”.

Come dire: se i media presentano il sesso come un gioco, slegato dai sentimenti, come stupirsi di uno stupro? Giovanardi non è il solo a condividere un paio di luoghi comuni sulla violenza sessuale. Il primo vede spesso gli uomini dipinti a stregua di bestie: se sollecitati da uno sguardo malizioso o da una minigonna rispondono come in preda a un raptus con la violenza, come fossero incapaci di fermarsi davanti a un “no”.

L’altro è che la vittima “se la vada a cercare” con comportamenti sprovveduti. Nella fattispecie parliamo di una 16enne che ha bevuto qualche bicchiere di troppo, condotta nel bagno di una casa privata dove si svolgeva una festa tra ragazzi, e violentata a turno da 5 coetanei. Difficile immaginare che la giovane, per quanto offuscata dall’alcol, non abbia manifestato con forza il proprio dissenso. Difficile immaginare che non abbia gridato, pianto, che non si sia dibattuta. Difficile che, in 5, abbiano “equivocato” il senso di quel “no” espresso a parole e gesti. Eppure c’è ancora chi pensa che “i ragazzi non si rendono neppure conto dell’inaudita gravità di certi comportamenti”, un pensiero che non fa bene alle vittime e non inquadra correttamente la responsabilità dei carnefici. Senza contare che il sesso slegato dai sentimenti, vissuto come semplice divertimento, non è reato. Purchè sia consensuale.