Casa famiglia Santa Marinella, accuse: “Stupri, cibo scaduto, botte”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Maggio 2015 11:03 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2015 11:03
Casa famiglia Santa Marinella, accuse: "Stupri, cibo scaduto, botte"

Casa famiglia Santa Marinella, accuse: “Stupri, cibo scaduto, botte”

ROMA – Sigilli alla casa famiglia e accuse pesanti ai gestori: violenza sessuale, maltrattamenti, cibo scaduto ai ragazzini ospiti, psicofarmaci somministrati senza controllo medico. Mercoledì mattina è stata chiusa la casa famiglia, convenzionata col ministero della Giustizia, “Monello mare” di Santa Marinella, sul litorale laziale. Ai domiciliari il direttore, uno psicologo di 55 anni accusato anche di stupro. Divieto di dimora presso la struttura per 4 collaboratrici tra cui la moglie del direttore. I minori ospitati, 8 ragazzi e ragazze adolescenti, sono stati trasferiti in altre strutture. Ecco le accuse, sintetizzate da Marco De Risi e Maria Lombardi del Messaggero:

Le indagini sono partite un anno fa in seguito alla segnalazione di un’assistente sociale e di una tutrice minorile. Una ragazzina ospite della casa famiglia aveva raccontato le giornate in quella che doveva essere una struttura protetta per gli adolescenti e invece era un lager. Gli altri ospiti della struttura sono stati sentiti in una serie di audizioni protette alla presenza di uno psicologi. I racconti confermavano i maltrattamenti. Una ragazzina è riuscita a girare con il cellulare un video in cui si vedono gli assistenti che picchiano un adolescente. Un minore è finito in ospedale per lesioni provocate dalle percosse. Nel diario di una delle ospiti c’è la cronaca quotidiana delle violenze subite dai ragazzini.

Lei scrive tra l’altro di essere stata toccata dal responsabile della casa famiglia, riferisce il linguaggio osceno da lui usato. Il direttore, oltre che di maltrattamenti aggravati e lesioni, deve difendersi anche dall’accusa di violenza sessuale. È una psicologa come lui anche la moglie, tra le quattro operatrici indagate. Nessuno lì intorno sospettava che nella villetta a schiera i ragazzini vivessero così male, quel luogo era al contrario considerato un rifugio tranquillo per ragazzi sofferenti portati via alle famiglie non in grado di occuparsi di loro. Indignato il sindaco di Ladispoli, un Comune vicino: da tre anni l’amministrazione spendeva 2.500 euro al mese per un ragazzo africano di 17 anni ospitato nella casa famiglia. «L’associazione “Il Monello Mare ” è una piccola comunità a dimensione familiare nella quale viene svolto un intervento specialistico su disturbi che emergono nella fase di crescita», si legge nel sito della onlus.

Ma i ragazzini hanno raccontato tutt’altro. «Forniremo agli inquirenti tutti gli elementi, anche documentali che smentiranno le accuse», si difendono gli indagati. «In Italia i minorenni vittime di violenza sono 91.272. Una città di provincia. E questa è una realtà non accettabile», il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Vincenzo Spadafora, anticipa alcuni dati dell’indagine nazionale che sarà presentata venerdì prossimo e sollecita più controlli. «Nelle strutture che ospitano i minori dovrebbe essere installato un sistema di video-sorveglianza», chiede Mara Carfagna, portavoce di Forza Italia alla Camera.