“Meglio morto che pentito”: maglietta in un negozio a Castellammare

Pubblicato il 4 Ottobre 2011 16:54 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2011 20:17

(Da Metropolis)

CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI) – “Meglio morto che pentito”: è lo slogan stampato su una t-shirt esposta nella vetrina di un negozio in centro a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. La stessa città, Castellemmare, del clan D’Alessandro, che ha minacciato il quotidiano locale Metropolis, “colpevole” di aver pubblicato la notizia delle nozze in carcere del boss Salvatore Belviso definendolo “pentito”. Proprio Belviso è cugino dei figli del boss storico della città stabiese, Michele D’Alessandro,  imputato dell’omicidio del consigliere comunale del Pd Luigi Tommasino.

Oltre al quotidiano, anche gli edicolanti sono stati minacciati dal clan, che ha imposto loro di non vendere Metropolis.

La t-shirt con la scritta costava 10 euro: oggi però il proprietario, che chiede di non riportare il suo nome, ha ritirato dalle vetrine tutti gli abiti estivi sostituendoli con maglioncini e soprabiti autunnali e nega categoricamente di avere esposto la maglietta-choc che sta sollevando reazioni negli ambienti della politica.

Per Andrea Orlando, responsabile nazionale Giustizia del Pd e commissario provinciale del partito a Napoli, ”questo ennesimo episodio racconta di una camorra il cui predominio territoriale e la cui legittimazione è messa sempre più in dubbio non solo dal lavoro di magistrati e forze dell’ordine, ma soprattutto dalla volontà del popolo campano di ribellarsi all’arroganza dei boss”. L’eurodeputato del Pd Andrea Cozzolino incalza: ”E’ arrivato il momento che tutte le forze democratiche mettano in campo a Castellammare una grande mobilitazione civile e sociale”.

La senatrice del Pd Teresa Armato, componente della commissione antimafia, annuncia un’interrogazione sull’episodio a Maroni, e si chiede: “La preoccupante e inquietante presenza sul territorio della camorra non sembra allarmare questo governo e la sua maggioranza. Che aspetta il ministro a intervenire?”.