Cinema porno all’epoca del muto: rassegna al Festival “Rimusicazioni” di Bolzano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Dicembre 2014 17:05 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2014 17:05

BOLZANO – Si è svolta nei giorni scorsi a Bolzano la rassegna cinematografica “Rimusicazioni”, che come ogni anno ripropone tutti i filoni e i generi cinematografici nati dall’invenzione del cinema fino agli anni Trenta, il decennio in cui il cinema da muto è diventato sonoro, attraverso la proiezione della pellicola e di un gruppo che in contemporanea aggiunge la musica alle immagini, un po’ quello che accadeva con altri mezzi durante i primi decenni del secolo scorso.

Dopo aver mostrato tutti i generi degli esordi, quest’anno la rassegna ha dedicato una sezione anche alla pornografia negli anni del cinema muto. Il quotidiano locale Alto Adige dedica un articolo alla rassegna ed intervista Tiziano Popoli, uno dei curatori della rassegna, che spiega il motivo dell’aggiunta della rassegna dedicata alla pornografia:

“Il cinema porno è nato quando è nato il cinema. In una delle scene iziali del film “Dracula di Bram Stoker” di Francis Ford Coppola, il Conte (Gary Oldman) passeggia con una ignara Mina per le strade di Londra. Dracula vuole assolutamente essere spettatore di una sessione di cinematografo, una delle più strabilianti invenzioni della modernità. Entrano nel luogo delle proiezioni, che non è uno dei sontuosi cinema londinesi che nasceranno di li a pochi anni, ma una specie di baracca da fiera, fredda e vuota. In uno spazio attiguo alla “sala” di proiezione principale intravediamo, clandestina e nascosta, un altro proiettore. Le immagini lasciano pochi dubbi sul contenuto. «Sì, a partire dai primissimi anni di commercializzazione dei film, l’eros viene mercificato: filmato, montato, riprodotto in poche copie, distribuito e venduto. D’altronde la stessa cosa era già capitata ben prima, con l’avvento del dagherrotipo e poi della fotografia. Soltanto che ora le immagini si muovono, diventano memoria dinamica e in divenire», conferma Tiziano Popoli, tra i curatori di Rumusicazioni. 

 Quale era la destinazione di questi filmini, anonimi nella produzione e nel cast, clandestini, di datazione incerta?

«Si può dire che molto probabilmente sono nati per una visione privata, o quantomeno per essere diffusi all’interno di un circuito chiuso, quale poteva essere quello delle case chiuse, dei luoghi di prostituzione, come “corroborante” per la clientela, o entro cerchie di intellettuali, aristocratici e borghesi gaudenti dediti a teorie e pratiche libertine. Sono gli anni in cui Apollinaire scrive il romanzo “Le Undicimila Verghe”, scandaloso per l’efferatezza dei fatti raccontati, dove non è difficile trovare l’influenza della letteratura libertina settecentesca, con il marchese de Sade in testa. Non di meno tutta la cultura, letteraria e non, dell’Austria “fin de siecle”, cioè del primo Novecento è permeata da questo spirito libertino e trasgressivo. Lo sapeva bene Kubrick quando ci regalò la traduzione cinematografica di Traum-novelle di Schnitzler (Doppio Sogno), che noi conosciamo come “Eyes wide shut. Candele, maschere, giochi erotici e amori estremi”.

Che musica accompagnava questi filmini?

«Si sa poco o nulla. Si può forse ipotizzare che, data la natura dei materiali e la necessità che la musica fosse eseguita dal vivo, se musica c’era essa proveniva in modo casuale dal pianoforte del bordello, sempre in funzione per creare la giusta atmosfera, o da qualche musicista assoldato durante proiezioni in salotti licenziosi e trasgressivi».

Come mai avete inserito nella programmazione del festival il cinema porno?

«Il nostro interesse non è proiettare materiale che, ai giorni nostri, con pochi click è raggiungibile da chiunque sul web, ma di mostrare una realtà sostanzialmente diversa dai canoni di oggi. I corpi del cinema muto sono, considerata l’estetica del porno moderno, assolutamente più interessanti e democratici. Le forme, così come le imperfezioni e la mancanza di standard estetici solitamente inarrivabili, rende questi filmati una importante testimonianza di un mondo che non esiste più, nella sua perversione così come nella sua innocenza. Da un punto di vista etnografico, sociologico e psicanalitico questi filmati sono straordinariamente eloquenti e importanti perché consentono di misurare, se esiste, la distanza che separa la sfera di alcuni aspetti della sessualità dei nostri giorni da quella del tempo in cui questi filmati sono stati girati. Proponiamo una incursione nel mondo della cinematografia pornografica con musiche composte per l’occasione perché crediamo che la musica possa portarci oltre. Oltre il meccanicismo e la ossessiva ripetitività muscolare delle sequenze mostrate, oltre la farsa delle storie raccontate, degli sguardi, dei gesti, verso quella zona oscura, nascosta e fragile dell’animo umano che si cela dietro l’ossessione dei corpi».

Ecco alcune immagini presa da un cartone porno della durata di 6 minuti che può essere visto cliccando qui.