Coccole ai genitali e visione film porno col figlio di 5 anni. Padre assolto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Gennaio 2015 13:48 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2015 14:03
Coccole ai genitali visione e film porno col figlio di 5 anni. Padre assolto

Coccole ai genitali visione e film porno col figlio di 5 anni. Padre assolto

PADOVA – Guardava film porno con in casa il figlio di neppure cinque anni. Con quello stesso figlio cui “coccolava” i genitali. Per il tribunale di Padova, però, sono elementi accertati che non bastano a farne un pedofilo. L’uomo, un magazziniere di 43 anni, è stati infatti assolto in primo grado dall’accusa di pedofilia. Una sentenza che farà discutere, arrivata con la formula che una volta si chiamava “insufficienza di prove”. A raccontare la storia è per il Gazzettino Luca Ingegneri. La sentenza nasce da una analisi complessa della situazione e dal contesto familiare “esasperatamente conflittuale” in cui si sono svolti i fatti. Due le argomentazioni chiave dei giudici. In primo luogo, il fatto che per le “coccole ai genitali” esistono spiegazioni alternative non rilevanti penalmente. Due il fatto che il clima teso dentro casa potrebbe aver orientato il figlio a schierarsi con la mamma. Scrive Ingegneri:

«Il collegio – recita la sentenza – ritiene che sia suscettibile di diverse interpretazioni e lasci spazio anche a spiegazioni alternative che non rivestono rilievo penale: potrebbe essere riferita a effusioni o scherzi tra padre e figlio, magari inopportune, ma non per questo integranti un abuso penalmente rilevante». A far propendere il tribunale per quest’ipotesi sono due differenti aspetti: un racconto che solo nel tempo si arricchisce e acquista a distanza di anni un’univoca caratterizzazione in termini di abuso sessuale, l’elevata conflittualità del contesto in cui si colloca la vicenda, ed in particolare i rapporti tesi all’interno del nucleo familiare del padre.

Non solo. Scrive ancora il Gazzettino:

«Questo clima esasperatamente conflittuale – scrivono i giudici – può aver influito sul bambino spingendolo a schierarsi con la madre, con la quale ha un rapporto di attaccamento molto forte e nei confronti della quale, a detta di operatori e psicologhe che lo hanno esaminato, un conflitto di lealtà». Quelle che il bambino racconta – prima in maniera ambigua e scarna, poi con maggiori dettagli – potrebbero in realtà configurarsi per il tribunale come delle comuni percosse: «Il blocco emotivo nei confronti del padre può essere spiegato anche come reazione a condotte fisicamente violente e maltrattanti, non necessariamente connotate da caratterizzazioni sessuali». E ancora: «Quanto ai comportamenti erotizzati incongrui evidenziati nel minore possono ricorrere in situazioni familiari degradate e poco edificanti, essendo emerso pacificamente che l’imputato aveva l’abitudine di visionare film pornografici alla presenza dei bambini di casa e che la nonna lo lasciava giocare con il suo seno». Un processo di non facile lettura che vivrà sicuramente il secondo atto in Corte d’Appello. Scontata l’impugnazione del pm che aveva sollecitato una pena di nove anni di reclusione.