Daniele Bosio innocente: ambasciatore non era un pedofilo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2015 10:57 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2015 11:00
Daniele Bosio innocente: ambasciatore non era un pedofilo

Daniele Bosio innocente: ambasciatore non era un pedofilo

ROMA – Daniele Bosio non è un pedofilo. L’ex ambasciatore italiano in Turkmenistan arrestato nell’aprile 2014 per presunti abusi e traffico di minori è stato scagionato da ogni accusa a sua carico ed è tornato in Italia.

Bosio era stato arrestato a Manila, nelle Filippine, mentre era in vacanza dopo essere stato segnalato da una attivista della Ong ‘Bahay Tuluyan’ che lo accusava di aver fatto la doccia con 3 bambini. L’ex ambasciatore aveva dichiarato da subito la sua innocenza, spiegando di aver portato i piccoli alle giostre, ma solo la scorsa settimana ogni accusa di pedofilia nei suoi confronti è caduta per l’insussistenza di elementi a sostegno delle accuse.

In particolare, Bosio è stato prosciolto per insufficienze di prove da un Tribunale filippino il 19 novembre scorso dalle accuse di traffico di esseri umani e di abuso e sfruttamento dei minori. In seguito alla sentenza, è stata revocata l’ordinanza che impediva al diplomatico di lasciare il paese.

Ritornato in possesso del passaporto, Bosio è rientrato in Italia ed è ora in procinto di fare domanda di riammissione in servizio, dal quale era stato sospeso il 7 aprile del 2014 in seguito alla convalida del fermo disposta dalle autorità filippine. Fonti della Farnesina hanno riferito all’Ansa:

“La sospensione era avvenuta in ottemperanza alle disposizioni di legge, in attesa dello svolgimento del processo. Ora che il processo si è concluso, si valuterà la richiesta di riammissione in servizio dell’ex ambasciatore del Turkmenistan sulla base dei documenti che si stanno acquisendo e seguendo la procedura prevista in questi casi”.

L’ex ambasciatore Bosio, dopo essere rientrato in Italia, ha commentato:

“Sono rientrato in Italia dopo cinquanta giorni di carcere in condizioni disumane, quaranta giorni di ospedale e venti mesi di incubo. La magistratura filippina ha riconosciuto la mia piena estraneità alle pesanti e dolorose accuse che mi erano state rivolte. La mia famiglia e io abbiamo patito una vicenda infamante e ingiusta che stride con quanto è stato accertato e con la mia storia personale.

La motivazione con la quale il giudice ha chiuso il procedimento è limpida nel riconoscere la correttezza del mio operato, a partire dalla viva testimonianza degli stessi bambini. Voglio adesso guardare avanti, riprendere in mano la mia vita, ricominciare a lavorare al servizio del mio Paese così come ho sempre fatto con scrupolo e dedizione”.