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Ex ministro di Gheddafi, ricatto sexy a Roma: “250mila€ o denuncia per stupro”

Ex ministro di Gheddaffi, ricatto sexy a Roma: “250mila€ o denuncia per stupro”

Ex ministro di Gheddaffi, ricatto sexy a Roma: “250mila€ o denuncia per stupro”

ROMA – “Dammi 250mila euro o ti denuncio ai carabinieri e alla stampa per violenza sessuale”. Nourheluda Ateek, affascinante donna siriana, ha ricattato l’ex ministro di Gheddafi El Mismari Nuri Masaud, poi divenuto generale e oppositore del leader libico.

I fatti risalgono al 6 maggio 2o11 a Roma. Prima la bella siriana seduce lex ministro di Gheddafi, poi lo ricatta. La minaccia è quella di denunciarlo per stupro o avere soldi in cambio, spiega Giuseppe Scarpa su Repubblica:

Detto, fatto. Almeno la querela ai carabinieri, presentata già il 7 maggio, che però si rivelò un buco nell’acqua. Procedimento archiviato e indagine, diretta dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, contro Ateek e marito. E sì perché in questa storia compare all’improvviso anche il coniuge. Che alla fine con la consorte si guadagnerà un’imputazione per tentata estorsione e calunnia contro il generale anti-Gheddafi”.

Il processo a Roma prosegue, anche se tutti i protagonisti oramai sono lontani dalla capitale:

“La donna rientrata in Siria assieme al marito. Quest’ultimo morto. Ucciso, poco dopo il rientro in patria, nel conflitto siriano combattendo a favore del dittatore di Damasco. E infine il generale Nuri Masaud oggi in Medio-Oriente ma che nei giorni successivi al ricatto si precipitò a Parigi. E pensare che comunque il generale fu pronto a cedere poiché, come è emerso dalle testimonianze a processo, un uomo fidato di Masaud era pronto a consegnare una valigetta alla signora e al consorte”.

Alla fine però Masaud decise di consegnare i soldi, che i due coniugi siriani però non hanno mai ricevuto:

“La polizia li arrestò prima che mettessero le mani sulla valigetta. Infine la scadenza dei termini della misura cautelare per la coppietta siriana che rientrò subito in patria. Se i due ricevettero il mandato da Damasco per screditare la resistenza anti-Gheddafi rimane un mistero. Difficile da comprendere visto che a processo fisicamente non ci sono né parti lese né imputati. Spetterà comunque al giudice Vincenzo Terranova emettere sentenza il prossimo 14 maggio”.

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