Filippo Timi: “Sesso? Mai fatto così bene come a 40 anni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 novembre 2014 16:03 | Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2014 16:03
Filippo Timi: "Sesso? Mai fatto così bene come a 40 anni"

Filippo Timi (Foto Lapresse)

GENOVA – “Ho scoperto il sesso a 40 anni. Mai fatto così bene l’amore”: è la confessione di Filippo Timi al Secolo XIX. Intervistato da Raffaella Grassi, l’attore si racconta a 360 gradi. Parte da “Skianto”, lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da lui, e spiega la sit come di satira politica di “Ballarò” che lo vede protagonista in questi giorni.

Il monologo di un bambino disabile, rinchiuso in se stesso. Come è nato “Skianto”?
«Ho una cugina handicappata, oggi una donna adulta con il cervello di una bambina di sei mesi. È nata con la scatola cranica senza fessure, senza cerniere, con il cranio sigillato, un unico pezzo. Il suo cervello non è potuto crescere. Abitava sopra casa mia, ero sempre con lei, la sognavo e ci parlavo, immaginavo che mi dicesse che faceva finta, che in realtà capiva tutto. Forse questo mio estremo bisogno di comunicazione è iniziato da lì, ho passato la mia infanzia con lei. Ho sempre voluto sapere cosa ci fosse “dentro” mia cugina. E ho scritto questo monologo, in cui provo a far sorridere e a far uscire tutta la rabbia compressa. A un certo punto mi trasformo anche in un pattinatore umbro».

Al di là dell’autobiografismo – il protagonista si chiama Filippo Timi – questo cervello senza parole è anche una metafora?
«Sì, è anche simbolico. Tutti noi abbiamo dentro un bambino rinchiuso, dimenticato da sempre, che non ce la fa ad uscire fuori e poi all’improvviso si spacca, esce fuori, si schianta. Siamo tutti nella stessa barca».

La foto della locandina è una sua foto da ragazzino.
«Sì, visto? Una foto terribile».

Ma no, è tenera.
«Sì, vabbè tenera, è un ragazzino di quattordici anni che ha evidentemente dei problemi, con quei pantaloni e quella camicia alla Spandau Ballet. Il bello è che ero a un matrimonio e mi sentivo figo, erano vestiti scelti con attenzione. Pensa che evoluzione, o involuzione, chissà. La foto fa capire quale investimento di onestà c’è in questo spettacolo. Ammettere che ok, io sono anche questo».

A un certo punto arriva anche la fata turchina. Che c’entra?
«Arriva la fatina, Gina Lollobrigida, che interpreto sempre io. Pinocchio è un ceppo di legno e dentro al suo cervello c’è un essere umano, la fatina ha trasformato un burattino in un bambino, io sono un bambino vero, penso “magari mi trasforma in uno normale”».

Che significa lo “skianto” del titolo?
«Lo schianto è multiplo. Intanto la scrittura come uno schianto, senza il filtro del personaggio. Poi il trattenersi tutta la vita e all’improvviso schiantarsi. Scritto con il glitter e con la kappa, molto anni ’80».

Non sono brutti gli anni ‘80 rispetto ai ’60 e ’70?
«No no, sono belli, sono i miei. Sono belli perché ero piccolo io».

E la web serie di satira politica in coda a Ballarò, “Il candidato”?
«Comicità nuovissima per l’Italia, ci divertiamo molto anche noi attori a farla. Sono davvero fiero del mio candidato premier Piero Zucca».

La politica ormai è solo marketing?

«Ma ormai tutto è marketing, i c…i propri, i problemi con la moglie. Non mi sconvolge più di tanto, dopo quello che abbiamo subito negli ultimi vent’anni».

Zucca si ispira a Berlusconi e Renzi?
«No. Nessun riferimento all’attualità o ai politici reali, sono già così famosi, lasciamoli stare. Voglio che Piero Zucca sia Piero Zucca e basta».

Impegno politico?
«Un po’ sì e un po’ no. Il teatro è tutto politico, anche se fai Medea o Amleto, la politica passa attraverso l’arte. Provo la mia rivoluzione con i mezzi che ho, la scrittura, un film, uno spettacolo».

Film in cantiere?
«Nessuno, per un bel po’ solo tournée a teatro».

A febbraio ha compiuto 40 anni. Che effetto le fa?
«Bellissima età, una nuova primavera. Ho scoperto il sesso, non ho mai fatto bene l’amore come adesso».