Quel flirt londinese tra laburisti e pedofili, Alessandro Carlino su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Febbraio 2014 11:00 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2015 16:28
Quel flirt londinese tra laburisti e pedofili, Alessandro Carlino su Libero

Quel flirt londinese tra laburisti e pedofili, Alessandro Carlino su Libero

ROMA – Il Daily Mail ha lanciato un attacco contro il Labour pary britannico e la vice presidente Harriet Harman. Secondo il giornale inglese Harman “ha lavorato negli anni ’70 per un’organizzazione, il National Council for Civil Liberties (NCCL), che aveva tra i suoi affiliati un gruppo pro-pedofilia, il Paedophile Information Exchange (PIE9”. La stessa che adesso vorrebbe abbassare l’età per i rapporti sessuali a 10 anni.

L’articolo di Alessandro Carlino per Libero:

Tra il 1978 e il 1982 Harman lavorava come responsabile legale in un’organizzazione per la difesa dei diritti civili che aveva tra i suoi affiliati la «Pedophile information exchange», gruppo che aveva fatto anche campagna per abbassare l’età del consenso sessuale fino a 10 anni e addirittura chiedeva di depenalizzare l’incesto. Erano anni a dir poco bui in cui la sinistra europea si avvicinava pericolosamente a discutere, e talvolta anche a difendere, posizioni filo-pedofile. Primi fra tutti i Verdi tedeschi che, negli anni Ottanta, come emerge dalle accuse presentate a maggio dallo Spiegel, arrivarono addirittura a raccogliere fondi per un’associazione per i diritti di gay, transessuali e pederasti, il «BAG SchwuP», che si batteva per legalizzare il sesso con i minori. Spiegel citava anche una pubblicità comparsa nel 1983 sul magazine gay-friend Torso, che avrebbe indicato proprio negli ecologisti il partito che si batteva per la legalizzazione del sesso con i minori, a condizione che non comportasse violenza e abuso. Il Labour non sarebbe arrivato a quei livelli ma all’interno del gruppo NCCL, quando la Harman era fra i suoi responsabili, vennero affrontati argomenti a dir poco oltraggiosi. Quelli del Pie, guidati dal controverso Keith Hose, riuscirono a entrare nel dibattito sulla sessualità e i minori in corso allora all’interno della sinistra britannica. Si dichiaravano come «amanti dei bambini» e non come certo come coloro che ne volevano abusare. Questo bastò all’organizzazione vicina al Labour per spalancare loro le porte. Di questo il Daily Mail chiede conto e riflette sulla responsabilità di chi in quegli anni non aveva avuto l’attenzione adeguata. «Non ho nulla di cui scusarmi», va ripetendo da ore la Harman. E pur rammaricandosi per l’esistenza di quella organizzazione, sottolinea: «il mio lavoro non aveva nulla a che vedere con quel gruppo, è un’accusa ingiusta e una calunnia, per la quale è il Daily Mail a doversi scusare con me». Lo stesso ha fatto il leader del Labour, Ed Miliband. Non sarà facile però frenare le polemiche, soprattutto se si considera che l’opinione pubblica nel Paese ancora risente dello scandalo di Jimmy Savile, il dj della Bbc che per tutta la vita ha agito impunito compiendo centinaia di abusi sessuali su minori. Solo dopo la sua morte si è scoperto quanto vasto era il «giro» che aveva creato e che coinvolgeva molti altri colleghi del mondo dello spettacolo. Ma lo scandalo arriverebbe molto più in alto, e già in passato sono state indagate le possibili connessioni col mondo politico. Secondo il deputato laburista Tom Watson, infatti, l’indagine che portò all’arresto 20 anni fa del pedofilo Peter Righton potrebbe avere ramificazioni ben più profonde al tempo non perseguite dalla polizia. Legami che porterebbero una banda di pedofili ad avere contatti con «Downing Street e il Parlamento». Watson aveva lanciato nell’ottobre 2012 le sue accuse a Westminster davanti a degli attoniti deputati. «Uno dei membri del gruppo», sempre il famigerato Paedophile Information Exchange, «si vantò di avere tra i suoi contatti un consulente del primo ministro in grado di contrabbandare immagini pedopornografiche dall’estero. La pista non venne seguita ma se il file esiste ancora voglio che Scotland Yard riapra il caso ed esamini gli indizi», aveva tuonato Watson. Il premier David Cameron aveva definito le accuse sollevate da Watson come «molto complesse» e aveva assicurato di esaminare il caso con attenzione. Da allora è stato fatto ben poco.