Giovane e bella, Marine Vatch parla di Isabelle: “Baby prostituta, non vittima”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Novembre 2013 13:44 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2015 15:27
Giovane e bella, Marine Vatch parla di Isabelle: "Baby prostituta, non vittima"

Marine Vatch a Cannes (Foto LaPresse)

PARIGI – “La mia Isabelle non è una vittima”, spiega  Marine Vatch a Laura Putti per Repubblica. Isabelle, la “Giovane e bella” del film di François Ozon, sveste i suoi panni di studentessa modello per vestire i tacchi vertiginosi di Lea, prostituta di 17 anni. “Una ragazza ordinaria”, dice la bella Marine alla Putti, che non è vittima né di sé stessa, né degli altri.

Niente a che fare dunque con la storia delle baby prostitute dei Parioli a Roma, scrive Laura Putti:7

“Le similitudini tra finzione e realtà sono molte: studentesse, minorenni, borghesi (una sola, nei fatti di Roma), Internet. Ma nel film di Ozon non ci sono prosseneti. La ragazza esce di casa, cambia jeans ed eskimo con gonna stretta e tacco dieci, e indossa il nome di Lea. La vediamo camminare per corridoi di alberghi, offrirsi ad ansimanti vegliardi, intascare il denaro e tornare a casa. Isabel è una studentessa modello. Vive serenamente con la madre, il suo compagno e un fratello minore, non ha bisogno di denaro (la vediamo contarlo, mai spenderlo), è adulata per la sua bellezza, ma non prova sentimenti, né emozioni”.

Il punto di svolta per Isabelle-Lea è l’incontro con Georges, cliente anziano ed elegante che per lei diverrà qualcosa di più e che morirà tra le sue braccia. A salvare la giovane e belle Isabelle sarò poi l’incontro con Charlotte Rampling, spiega la Putti:

“la libererà dai sensi di colpa, le farà capire che non è perduta”.

La vita di Isabelle non sarà per sempre segnata dalla fase vissuta nella sua adolescenza, dice Marine Vatch a Laura Putti:

«Credo che Isabelle riuscirà a fare una vita diversa da quella che ha vissuto» dice Marine Vacth. «Non è una vittima. Né di se stessa, né degli altri. Sa benissimo quello che fa. È forte e debole, presente e assente. Sono d’accordo con il regista quando dice che non ha voluto fare un documentario sulle adolescenti che si prostituiscono, ma mostrare l’adolescenza come un’età terribile».

Modella e bellissima attrice, Marine spiega alla Putti le sue difficoltà nel film e la sorpresa per le reazioni degli spettatori:

«Ho cominciato per caso e il seguito non è stato facile. Come non sono state facili per me, nel film, le scene di sesso. È vero che sul set c’era sempre un’atmosfera allegra, che tutti mi proteggevano, ma a volte non mi sono sentita a mio agio. Questo film mi ha fatto capire quello che voglio fare, mi ha dato voglia di accompagnare un personaggio». La reazione del pubblico le è piaciuta e l’ha sorpresa. «Alle anteprime erano soprattutto i genitori a fare domande. Giovane e bella li ha preoccupati. Il rapporto tra Isabel e sua madre è molto importante nel film».

Se il parallelo tra Isabelle e le baby-prostitute dei Parioli sorge spontaneo, una differenza separa la protagonista del film di Ozon dalla storia romana:

“per le due adolescenti gli psicologi parlano di alienazione, depersonalizzazione, dicono che non abitavano più il loro corpo. «In Isabelle non c’è alienazione, c’è una depersonalizzazione: è come anestetizzata, come drogata. Solo il colpo di scena, l’incontro con la moglie di Georges, la risveglierà»”.