Indignati a Londra: ovazione per Julian Assange

Pubblicato il 17 ottobre 2011 12:55 | Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2011 12:57

LONDRA – Il movimento globale chiama, Londra risponde. Non con masse oceaniche, circa 5mila persone, ma comunque presente. Quel che è andato in scena sabato 15 ottobre è infatti un’occupazione pacifica del sagrato della cattedrale di St.Paul, nel cuore della City. Paternoster Square – la piazza adiacente dove ha sede la Borsa, vero obiettivo dei manifestanti – non è stata espugnata: il cordone protettivo della polizia ha retto. In compenso, ci ha pensato Julian Assange, con una visita improvvisata, a tirare su il morale della protesta ‘dimezzata’.

Il fondatore di WikiLeaks è comparso dal nulla verso il primo pomeriggio. Protetto dalla scorta – e indossando una maschera – ha ”forzato” la fila di agenti schierati a protezione della piazza e si è diretto verso la scalinata di St.Paul, seguito da un codazzo di telecamere. La folla a quel punto è esplosa in un grido: “Julian Julian”. Non tutti però erano al settimo cielo. Alcuni ragazzi hanno gridato “non parli a nostro nome” e una donna ha urlato “stupratore”. Il comitato ”direttivo”, del tutto improvvisato ha quindi chiesto un voto per capire se era il caso o meno di dargli la parola. I “sì” hanno vinto. Così il capo di WikiLeaks ha potuto esprimere l’ ”Assange pensiero”.

“Siamo tutti individui”, ha detto al megafono. “E siamo tutti ragazzi e ragazze birichini. Oggi è una combinazione di sogni che si avvera. Molti popoli in giro per il mondo, dal Cairo a Londra, hanno lavorato perché diventasse realtà. Quello a cui siamo stati sottoposti è una distruzione dello stato di diritto. Questo movimento non è per la distruzione della legge, ma la costruzione della legge”. Ogni frase di Assange è stata ripetuta in coro dalla folla così che tutti potessero sentire – pratica comune all’accampamento di St. Paul. Poi, prima di dileguarsi, Assange ha distribuito manciate di caramelle e cioccolatini. Applausi. “Cos’è? Il messia?”, ha scherzato un manifestante. Al megafono, a quel punto, sono stati letti i dati della protesta globale. Poi si è passati ai piani di organizzazione. Intorno alla cattedrale, infatti, sono spuntate a casaccio una dozzina di tende. “Questa non è una recessione, è una rapina”, recita un cartellone. L’idea è quella di emulare i ”cugini” americani e restare in piazza il più a lungo possibile. Un grande giro di applausi ha quindi salutato l’arrivo di una batteria di toilette da campo. “Il nostro movimento – ha detto Ronan McNern, supporter del gruppo OccupyLSX – trascende ogni affiliazione politica. Stiamo aprendo questo spazio di discussione nel cuore dello Square Mile per dare il via a un dibattito sui cambiamenti necessari al sistema finanziario e di governo”. Da New York, fa sapere il collettivo, hanno spedito un messaggio d’incoraggiamento “Londra: benvenuta nella rivoluzione!”.

Nelle strade della City, ad ogni modo, si sono dati appuntamento persone (3-4mila) di ogni nazionalità, inclusi veri gruppetti di italiani. “Io sto studiando inglese a Bristol, ma oggi sono venuta qui anche per dare sostegno alla manifestazione italiana”, dice Cristina, 24.enne di Pisa. “Sono contraria alle manifestazioni ‘contro’ perché senza un’alternativa non andiamo lontano. Sono laureata in chimica farmaceutica e adesso sto cercando lavoro in Gran Bretagna: in Italia mi offrivano solo posizioni non retribuite”. Una lamentela che inizia a trovare sponda anche nel Regno Unito. “Il 10% della popolazione più ricca detiene cento volte la ricchezza di quella più povera”, aggiunge Ronan. Il conto della crisi, insomma, lo pagano i soliti noti.

(Foto Ap/LaPresse)