Cannibale Negromonte. Uccideva, macinava e vendeva torte di carne con vittime

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Giugno 2015 15:09 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2015 15:19
Intervista al cannibale Negromonte. Uccideva, macinava e vendeva torte con vittime

Intervista al cannibale Negromonte. Uccideva, macinava e vendeva torte con vittime

ROMA – Ha ucciso, cucinato e mangiato almeno tre donne. Una di loro davanti alla figlia di 18 mesi per servirgliela come pasto il giorno successivo. Per mesi ha macinato la carne delle sue vittime e l’ha venduta agli ignari abitanti del suo paese. Ora dopo tre anni di carcere Jorge Beltrao Negromonte è stato intervistato da Matt Roper per il Daily Mail.

Dagospia traduce e pubblica l’intervista integrale:

Il cannibale Jorge Beltrao Negromonte oggi ha 54 anni, non mangia carne umana da tre anni e io devo passare le prossime quattro ore con lui. E’ chiamato lo “Sweeney Todd brasiliano” perché macinava le vittime e ci farciva le torte salate, poi le vendeva a ignari clienti per le strade di Guaranhuns, nel nord del Brasile. Una volta ammazzò una madre davanti alla figlia di 18 mesi, e il giorno dopo gliela servì per pranzo.

Negromonte, ex professore universitario, ha giustificato le sue azioni dicendo che uccideva solo donne che avrebbero dato alla nascita futuri ladri e farabutti. Divorando la loro carne, si purificava dal peccato di omicidio. Insieme a sua moglie Isabel Pires e alla giovane amante Bruna da Silva, creò un macabro culto, convinto di aiutare il mondo a liberarsi dalle energie negative.

Dietro questo, c’era anche il forte risentimento per la sua incapacità di avere figli. Attualmente è in cella, che divide con altri 33 detenuti. Qui resterà per altri venti anni. Viene scortato da me, ammanettato, rasato a zero. Mi allunga la mano e cerca un contatto visivo. E’ un tipo controllato, freddo, non alza la voce, è calmo, parla in modo erudito. Le guardie confermano che si comporta bene, fa battute, scherza sul fatto che vorrebbe lavorare nelle cucine della prigione, ma lui stesso rivela di essere pronto ad uccidere di nuovo: «E’ un bene che io stia qui dentro. E’ per la sicurezza delle persone. Se uscissi oggi, poteri rifarlo».

Riguardo al sapore della carne umana ammette: «Per me non è diversa da quella di manzo. Ha lo stesso sapore e la stessa consistenza succulenta. Nè più né meno deliziosa del manzo. A prepararla erano le donne. La cucinavamo nella “guisada” messicana insieme alle verdure. Isabel chiamava il piatto “Macaxeira”. La carne durava tre o quattro giorni, la mangiavamo a pranzo e cena finché non finiva».

E’ stato condannato per l’omicidio di tre giovani donne, di 17, 20 e 21 anni. Insieme alle due complici era a capo di una setta religiosa che predicava il controllo della popolazione e la purificazione del mondo. L’ispirazione veniva da un libro di riti satanici. Il trio scovava le donne incinte e si proponeva di fare babysitting, per poi banchettare coi loro corpi in un orrido rituale. Furono scoperti nel 2012 e gli abitanti della zona appresero di aver mangiato inconsapevolmente carne umana nelle “empanadas” vendute in strada dalla moglie Isabel.

In tribunale Negromonte dichiarò che non era sua intenzione uccidere. Era controllato dall’amante Bruna, 27 anni, che era una strega e approfittava dei suoi attacchi psicotici. Lui ricorda: «Mia moglie ha perso un un figlio, poi un altro. Dopo essere andati dai medici non è più riuscita a restare incinta. Ma poi ti guardi in giro ed è pieno di gente ignorante che sforna un figlio dietro l’altro e non ha niente di buono da trasmettere. Vengono qui a trovare i loro figli e non sanno parlare nemmeno il portoghese. Mi disturba sentire le persone che parlano in modo non corretto. Per il governo più sono ignoranti, meglio è. Non so se le mie vittime fossero innocenti o meno. Lo sa Bruna. Per quanto riguarda il dolore delle loro famiglie, be’, è lo stesso che provo io che una famiglia non ce l’ho. Anche io mi sento una vittima».

Megalomania e narcisismo vanno spesso a braccio con la psicopatia. Negromonte non fa che ripetere le sue qualifiche accademiche, definirsi una “mente superiore con la vocazione di educare gli altri”. Durante l’intervista si paragona a Leonardo da Vinci, Einstein, Nerone e Mosè. Però ammette anche di essere malato, uno schizofrenico paranoico: «Quando ho un attacco vedo ombre intorno a me, sento voci che parlano e mi dicono cosa fare. Non ho controllo su quello che faccio, altre persone possono usarmi come vogliono. Bruna mi convinse a smettere di prendere le medicine ed ebbe l’idea di mangiare le vittime. Lei mi dominava, io eseguivo».

Psicopatico sin da bambino, vedeva cose che altri non vedevano. Eppure era un eccellente studente, sempre primo della classe, figlio di due persone colte, maestro di arti marziali, attivista contro la dittatura e oratore per i diritti umani. Dopo dieci anni di matrimonio, scoprì che con Isabel c’era un amore fraterno. Accolsero in casa l’amante Bruna e poco dopo cominciarono i crimini. La prima fu Jessica. Lui la uccise e le altre due seppellirono le ossa in giardino, infilarono i pezzi di corpo nel frigorifero e in seguito li cucinarono. Si trasferirono in un’altra città dove fondarono il culto “Il cartello”.

Negromonte scriveva sul diario: «E’ un sollievo vedere il corpo senza vita di un adolescente malefico». La seconda vittima fu Gicelly. Bruna gli disse che non era una buona cristiana, lui la sgozzò in bagno. E di nuovo ebbero la cena. La terza vittima e il terzo pasto fu Alexandra. Grazie alla sua scomparsa, la polizia rintracciò i criminali. Nel giardino trovarono altre due fosse pronte per ospitare le successive due vittime.

Prosegue il serial killer: «Continuo a guardare il cielo e a dire che tutto questo non è realtà. Come è potuto accadere? Sono una persona buona, aiuto gli altri. Vorrei non aver mai incontrato Bruna». Intanto sta formando una nuova setta in galera: «Ci incontriamo il sabato, suoniamo la chitarra e cantiamo al Signore. Dal pulpito insegno cosa è giusto e cosa è sbagliato. Uccidere è peccato». Ma non mostra alcun rimorso per le sue vittime.