Isis lega gay a sedia e lo butta dal settimo piano FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 febbraio 2015 13:01 | Ultimo aggiornamento: 4 marzo 2015 16:37

DAMSASCO – Legato ad una sedia di plastica, una benda sugli occhi, e gettato dal settimo piano di un palazzo. Poi, siccome era arrivato a terra ancora vivo, ucciso a sassate, con una vera e propria lapidazione pubblica. E’ morto così un uomo siriano di circa 50 anni. Giustiziato dai miliziani dell’Isis (gli stessi che lottano al fianco dei ribelli contro il regime di Bashar al Assad) perché ritenuto colpevole di “relazioni omosessuali”. Un presunto gay, insomma. Ovviamente nessun processo. Non è contemplato dalla sharia versione Stato islamico. Basta l’accusa di sodomia e via con l’esecuzione a morte immediata.

Qualcuno, probabilmente gli stessi terroristi, ha ripreso tutto e ha postato video e foto su internet. Probabilmente per diramare il messaggio “ecco quel che succede a chi non rispetta i precetti del nostro Islam”. Stesso copione dello scorso autunno, quando tre uomini, in due diversi episodi, vennero gettati dal tetto di un palazzo e finiti dalla folla a colpi di pietra.

Lo scorso 14 novembre la Commissione d’inchiesta dell’Onu sulla Siria, presieduta dal giurista brasiliano Paulo Pinheiro, ha accusato l’Isis di “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, chiedendo che i suoi dirigenti vengano processati davanti alla Corte penale internazionale (Cpi).Tra gli episodi contestati allo Stato islamico, le decapitazioni e le lapidazioni sulle pubbliche piazze, ma anche soprusi sulle minoranze, in particolare cristiani, sciiti e curdi, e la riduzione a schiave sessuali di centinaia di donne della comunità degli Yazidi in Iraq.

 

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