Isis: skype, foto porno, pizzini. Terroristi comunicano così

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 febbraio 2015 17:20 | Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2015 17:20
Isis: skype, foto porno, pizzini. Terroristi comunicano così

Isis: skype, foto porno, pizzini. Terroristi comunicano così

ROMA – Skype, foto porno e pizzini: così i terroristi dell’Isis si scambiano messaggi in codice. E’ quanto riportato in un’inchiesta del Corriere della Sera, firmata Carlo Biffani e Guido Olimpio.

Per parlare a voce usano i più comuni programmi VoiP, come Skype e Viber. A volte sono prudenti: le domande le fanno a voce, le risposte scritte. A volte rischiano, lasciando ad esempio tracce su Twitter, vere e proprie coordinate geografiche dal Canada fino alla Siria. 

Diffondono foto, comunicati, annunci come le spie russe: dietro un commento apparentemente innocuo su Youtube potrebbe celarsi un messaggio cifrato. Lo stesso dicasi per contenuti impuri, come le foto porno trovate nel 2010 sui computer di Cherif Kouachi e Coulibaly, due dei tre killer parigini, all’epoca indagati per un presunto piano di evasione di un loro compagno. 

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La polizia francese le ignorò ma quelle foto potevano in realtà essere segnali astutamente mascherati. Scrive il Corriere della Sera che nel 2011 la polizia tedesca riuscì a fermare un emissario qaedista con una chiavetta Usb contenente file porno: materiale dietro al quale in realtà si nascondevano piani di attacco da sferrare in tutta Europa.

Nel loro arsenale di guerra non manca mai una GoPro, una telecamera con la quale amano documentare gli attentati. Sempre Amedy Coulybaly, mentre era asserragliato con gli ostaggi nel supermercato kosher di Parigi, è riuscito a spedire a un imprecisato complice un video di sette minuti. Il suo pc aveva problemi di connessione ma lui è comunque riuscito a inviare il filmato tramite un pc di cassa.

E poi ci sono le riviste online degli estremisti. Quelle che servono a fare propaganda, celebrare i martiri, dettare la linea. Il sospetto dell’intelligence è che dietro anche a uno solo di quei post possano celarsi segnali d’attaco, un’ordine d’azione o altri dettagli tattici. 

In questo senso, osserva il Corriere della Sera, i tecnici e gli informatici che gestiscono il sistema sono veri e propri dominus, capi banda che informano i proseliti e li istruiscono sulle misure di sicurezza da adottare. E che chiamano alle armi i soldati a ogni nuova offensiva.