Isis, teologia dello stupro: “Violentare avvicina ad Allah”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Agosto 2015 10:50 | Ultimo aggiornamento: 14 Agosto 2015 10:50
Isis, teologia dello stupro: "Violentare avvicina ad Allah"

Isis, teologia dello stupro: “Violentare avvicina ad Allah”

ROMA – Lo stupro avvicina ad Allah. Stuprare una miscredente è un comandamento del Corano. Abusare di una schiava bambina non è peccato. Perché si tratta di una schiava prima ancora che di una bambina, di una donna, di una persona. E’ la teologia dello stupro formato Isis, e non è cosa improvvisata né fenomeno isolato. Le donne delle minoranze religiose, soprattutto yazide, strappate alle famiglie e stuprate e rese schiave dai miliziani sono migliaia. Nel solo Iraq lo scorso anno sono state rapite 5270 donne yazide, ad oggi 3144 risultano ancora in mano ai loro aguzzini.

Lo stupro sistematico ha un suo rituale, racconta Rukmini Callimachi su Repubblica che ha raccolto le testimonianze di alcune donne. Il miliziano si inginocchia e prega, lega la sua vittima al letto e la violenta. Poi prega di nuovo. Una vittima poi fuggita racconta: “Io continuavo a dirgli che mi faceva male, lo supplicavo di fermarsi. Lui mi diceva che secondo l’Islam era autorizzato a violentare una miscredente, mi diceva che così si avvicina a Dio”.

Lo stupro è sancito dalla “legge” del cosiddetto Stato Islamico. Il miliziano va, letteralmente, al mercato delle schiave, ovvero dei capannoni dove le schiave sono ammassate. C’è una camera apposita dove può valutare la merce, vedere la donna nuda e sincerarsi che non sia incinta perché il Corano vieta di violentare donne incinte. La compra ed è sua. Sua con regolare contratto e allo stesso tempo il “padrone” può decidere, se e quando ritiene, di liberare la sua schiava. Una donna yazida di 25 anni racconta che il miliziano che l’aveva comprata aveva finito la formazione per diventare un attentatore suicida e che, prevedendo di morire a breve, l’aveva rilasciata con regolare certificato. Ossia una lettera scritta firmata da un giudice (l’Is ha le sue istituzioni) che le permetteva di girare liberamente tanto che alla fine la donna si è ricongiunta con i suoi familiari.

L’obiettivo dell’Isis è quello di formare un Califfato dove il Corano venga osservato alla lettera. La schiavitù figura nel Corano così come nella Bibbia ma si tratta ovviamente delle condizioni di vita di una società vecchia di millenni, eppure secondo i jihadisti quella è la società di riferimento perché quella è la società in cui è vissuto il profeta Maometto.