Istat, droga e sesso nel Pil. Così niente manovra

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 settembre 2014 12:11 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2014 12:11
Nuovo Pil evita al Governo la manovra:

L’articolo di Marco Palombi sul Fatto

ROMA – Con il nuovo Pil, recentemente ricalcolato anche grazie a droga e prostituzione, migliora il deficit, scende il debito ma non cambia l’entità della caduta: – 1,9% nel 2013.

Secondo i calcoli effettuati dall’Istat in base al sistema europeo dei conti da poco adottato dall’Italia, riporta Elena Polidori su Repubblica

il rapporto deficit-Pil 2013, una variabile- chiave per il governo, si ferma al 2,8%, invece che al 3,0% delle precedenti stime. Si restringe il “buco”, insomma, circostanza utile per il dibattito sui conti in sede Ue.

In valore assoluto l’indebitamento netto si riduce di circa 2 miliardi. Rispetto ai dati diffusi a marzo, calcolati col vecchio metodo, il livello del Pil nominale 2013 è stato rivisto al rialzo del 3,8%.

L’altro aspetto della stessa riforma riguarda il debito pubblico: con i nuovi calcoli si attesta al 127,9% del Pil, da 132,6%. Cambia infine la stima della pressione fiscale 2013, passata al 43,3% dal 43,8% (-0,5%): secondo la Cgia, quella reale, sarebbe però al 49,4%. L’avanzo primario (al netto degli interessi) in rapporto al Pil risulta del 2,0%, in calo di 0,2 punti.

Marco Palombi, sul Fatto Quotidiano, scrive:

Dio benedica l’Istat e il nuovo metodo europeo di calcolo del Pil (il cosiddetto Sec 2010), quello che conteggia le attività illegali come droga e prostituzione e, tra l’altro, inserisce i costi di ricerca e sviluppo tra gli investimenti. Se Matteo Renzi non l’ha pensato è un ingrato: aveva detto che sarebbe stata “robetta” – e gli esperti parlavano di una revisione al rialzo tra l’1 e il 2% – e invece dai dati diffusi ieri il Prodotto italiano nel 2013 coi nuovi metodi di calcolo è risultato più grande di 58,8 miliardi, cioè del 3,8% rispetto a prima (stesse grandezze, all’ingrosso, per il 2011 e 2012). L’effetto è benefico pure per i conti pubblici, ovviamente: il debito dello Stato al 31 dicembre scorso, ad esempio, cala in rapporto al Pil di oltre quattro punti e mezzo (al 127,9% invece che 132,6); il deficit migliora di 0,2 punti e passa dal 3% al 2,8.

Ovviamente non cambia niente, non siamo davvero più ricchi e come vedremo la recessione è tutt’altro che finita, ma per il governo è un’ottima notizia. Il Tesoro, infatti, sta riscrivendo il Documento di economia e finanza (Def) proprio coi nuovi criteri statistici e l’effetto sui numeri – anche se per il 2014 non ufficiali – dovrebbero essere gli stessi: lo dice la serie storica Istat col nuovo calcolo (l’aumento nominale è sempre attorno ai 60 miliardi) e alcune indiscrezioni parlamentari. La cosa non è senza effetti per la vita travagliata di Pier Carlo Padoan e del suo premier: significa che per il 2014 – nonostante il peggioramento del quadro generale – probabilmente non sarà necessaria una manovra per restare sotto il 3% nel rapporto deficit/Pil (non che Renzi avesse intenzione di farla comunque il Sec 2010 gli regalerà almeno uno 0,2%, tre miliardi e un po’) e una bella mano potrebbe arrivare anche sul 2015. Tradotto: se vuole confermare gli 80 euro, il taglio dell’Irap e tutte le altre cosette annunciate (a partire dai nuovi ammortizzatori sociali post-Cassa integrazione) deve tagliare sempre 20 miliardi nel 2015 come promesso, ma almeno non farà fatica a tenersi lontano dal rispetto dei parametri di Maastricht (dando per scontato che le previsioni del Fiscal compact, tipo il pareggio di bilancio, rimarranno solo sulla carta intestata di Bruxelles).

I motivi per gioire, però, finiscono qui. Per quanto attesi, al ministero dell’Economia hanno guardato con terrore ai dati pubblicati ieri (l’Istat dà e l’Istat toglie) sull’industria italiana: il fatturato del settore, a luglio, ha fatto registrare un calo dell’1%, che contribuisce a produrre un calo cumulato per i primi sette mesi dell’anno dell’1,3; sempre a luglio anche gli ordinativi sono risultati in discesa (per il terzo mese di fila) di un rilevante -1,5% con un risultato negativo su base annua 0,7.

Numeri che certificano, anche solo intuitivamente, che il Pil italiano cresce solo grazie ai nuovi metodi statistici, mentre nella realtà la situazione è persino peggiore di quella che l’opinione pubblica e la politica sembrano percepire.
Questi due numeri sono infatti assai più preoccupanti nel momento in cui si scende nei dettagli. La prima notazione, e forse la più importante, è che tanto il fatturato che le commesse calano sia in Italia che all’estero: il buon andamento delle esportazioni, finora, era l’unica notizia positiva sull’economia italiana di questi ultimi anni. Ora anche la domanda estera crolla (…)