L’assessore di Catanzaro alla prostituta: “Carta di identità ok, un bacio ora lo merito”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Marzo 2014 11:14 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2015 13:27
L'assessore di Catanzaro alla prostituta: "Carta di identità ok, un bacio ora lo merito"

L’assessore di Catanzaro alla prostituta: “Carta di identità ok, un bacio ora lo merito”

ROMA – Dagli atti di una inchiesta sulla politica a Catanzaro, emergono pagine che farebbero ridere e arrossire, tra i banchi della seconda liceo, se non fossero le intercettazioni fatte dalla DIGOS sul telefono, intestato al comune di Catanzaro, di Massimo Lomonaco, assessore al personale della giunta del sindaco Sergio Abramo.

Assessore “fino a poche ore fa”, precisano Enrico Fierro e Lucio Musolino, che sul Fatto Quotidiano presentano il desolante quadro che emerge dall’inchiesta del pm Gerardo Dominijanni “su brogli elettorali e compravendita di voti alle ultime elezioni comunali”.

Del lungo articolo, la parte diciamo così divertente è quella iniziale:

Massimo Lomonaco, scrivono Fierro e Musolino,

“è irrefrenabile. Di fronte alle donne non resiste. Chiama, telefona, manda sms, si informa sul “prezzo”. Paga. O fa favori. Un uomo vero, ideatore della lista “Per Catanzaro”, politico dalle idee chiarissime. “Poche storie, qui a Catanzaro ci vuole un sindaco che non si riempia la bocca di buoni principi”. I catanzaresi votarono lui e a quelli come lui affidarono la città. Lomonaco, detto anche “assolutamente a disposizione”, è un cacciatore nato. È ammaliato dalle creole. Zuniga, che polizia e pm indicano come “prostituta”, lo fa impazzire. La donna ha chiesto il rinnovo della carta di identità, l’assessore si prodiga, chiama anagrafe e compiacenti vigili. È tutto ok. La donna è raggiante. “Un bacio da te me lo merito, sto lavorando molto per te”. “Bueno, bueno, appena hai un po’ di tempo vieni che… senza pagarmi perché mi hai fatto un grande favore, almeno una volta”. L’assessore non si fa pregare. Corre. Telefona: “Tesoro, vengo o sei stanca?” Risposta: “Ma stai scherzando!”. L’assessore vola. E telefona, manda sms piccanti, “sempre tramite utilizzo di telefonino e sim intestati al Comune di Catanzaro”, annotano i pm che stanno indagando lui e altri esponenti della giunta comunale, sindaco compreso.

“I cornetti sono finiti” “Quanto prendi?”, si informa l’astuto politico contattando un’altra prostituta. “Parto da 70. Completo di c… cento. Con calma, il p. te lo faccio scoperto se ti fa piacere”. L’assessore fuori dalla grazia di dio: “Se mi libero ti vengo a trovare”. È un telefonare continuo, compulsivo. Gli sms volano. È il 18 luglio 2013, il sole arroventa la piazza di Catanzaro, in piena controra, l’assessore tormenta il cellulare. Gli agenti della Digos annotano ben otto sms mandati a una prostituta. “Mi eccito al solo pensare il tuo magnifico corpo. Mi sto toccando”. E ci fermiamo qui per decenza. “Tesoro – è la risposta – mi sono arrivate le mie cose, se vuoi vieni lo stesso. Ti aspetto”. Con altre due prostitute che ricevono in un appartamento a pochi passi da un bar, il nostro si mostra servizievole. Le ragazze chiedono cappuccini e cornetti. Il bar è sprovvisto. L’assessore rimedia subito: “I cornetti non ci sono, ti prendo altre due pastette”. Una vera specialità della casa nel centrodestra di governo a Catanzaro: la pastetta. Una classe politica vorace, famelica, volgare, si sta mangiando la città, la sua edilizia, le sue residue possibilità di sviluppo. Tutto è favore. Un posto al Comune, una licenza di commercio.