“Pedofilo, fai schifo”: Luigi Pignatelli, presidente Arcigay Taranto, aggredito con calci e sputi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Marzo 2015 14:48 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2015 15:49
Luigi Pignatelli, presidente Arcigay Taranto. Aggredito con calci, sputi e insulti

Luigi Pignatelli, presidente Arcigay Taranto. Aggredito con calci, sputi e insulti

TARANTO – Gli sono andati incontro in dieci. E poi hanno iniziato con calci, pugni, sputi e insulti. Soprattutto un insulto: pedofilo. Gli aggressori erano una banda di 10 ragazzini. La vittima invece è Luigi Pignatelli, 28 anni, presidente dell’Arcigay Taranto.

Una aggressione infame avvenuta in pieno giorno, nel pomeriggio di sabato.

Pignatelli ricorda quella giornata in una lunga intervista a Francesca Russi per Repubblica:

“Sabato pomeriggio ero nella struttura di via Cava, nel centro storico di Taranto, un laboratorio urbano dove svolgiamo attività di presentazione di libri, laboratori creativi per bambini, dibattiti. C’era un incontro sull’educazione all’affettività per bambini, adolescenti e genitori: nel centro storico di Taranto ci sono molti casi di gravidanze prima dei 18 anni e ragazzini che già a 14 anni hanno avuto rapporti sessuali, noi con medici ed educatori proviamo a parlare di malattie sessualmente trasmissibili, distribuiamo preservativi, svolgiamo un laboratorio di educazione alla sessualità. Mentre eravamo dentro ho sentito dei rumori provenienti dall’ingresso principale: dei ragazzini prendevano a pallonate la vetrata e tiravano calci. Io ho aperto”.

Cosa ha detto loro?
“Ho proposto ai ragazzi di entrare e loro mi hanno risposto. ‘Non entriamo perché ci fai schifo, perché sei pedofilo’. Allora ho chiuso la porta e hanno sputato contro il vetro. Ma non ho reagito. Io non reagisco mai alle provocazioni”.

Alle 17.30 stavamo andando via, sono stato l’ultimo a uscire, ero con un’altra persona che era andata un po’ avanti. Mi sono voltato per chiudere e ho ricevuto una pallonata. ‘Fate attenzione’ ho detto ai ragazzi. A quel punto sono partiti gli sputi. E gli insulti. Mi hanno detto ‘pedofilo, ricchione, fai schifo’. E poi calci e pugni”.

In quanti erano?
Erano in dieci. Mi hanno circondato: un pugno da un parte, un calcio dall’altra. Avevano tra i 14 e i 15 anni, il più grande però sarà stato di 20-22 anni. Non li conoscevo e non li avevo mai visti. Solo un bambino ha detto ‘lasciatelo stare’. Non è stato tanto il dolore fisico, alla fine ho solo qualche livido, ma la ferita. Hanno smesso quando la persona che era con me e che era andata avanti si è accorta di quello che stava succedendo ed è tornata indietro. Allora mi hanno lasciato stare. Ma il ragazzo più grande mi ha inseguito, mi ha strattonato e mi ha detto ‘non tornare più qui, altrimenti ti uccidiamo’”