Messico, pedofilo Jean Succar Kuri: “Bimbe non hanno difese, così te le fai”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 settembre 2014 14:22 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2014 14:22
Messico, pedofilo Jean Succar Kuri: "Bimbe non hanno difese, così te le fai"

Messico, pedofilo Jean Succar Kuri: “Bimbe non hanno difese, così te le fai”

ROMA – “Una bimba non ha difese, la convinci e te la fai”. Queste le parole di Jean Succar Kuri, un noto pedofilo messicano condannato a 112 anni di carcere dopo oltre 7 anni di inchieste e processo. Le sue parole sono state raccolte nel libro I demoni dell’Eden, scritto dalla giornalista messicana Lydia Cacho.

Valeria Gandus sul Fatto quotidiano riporta le parole del pedofilo, libanese naturalizzato messicano, ricco imprenditore alberghiero condannato per pedofilia, stupro e commercio di bambini e di materiale pedo-pornografico:

“Tu lo sai che è il mio vizio, no?, è una stronzata ma non so resistere, e lo so che è un reato e che è proibito, ma poi è così facile, una bambina non ha difese, la convinci in un amen e te la fai. È tutta la vita che lo faccio e a volte sono loro che ci provano con me, perché vogliono restare con me, perché ho fama di essere un buon padre”.

Queste le parole pronunciate ad una sua vittima che aveva trovato il coraggio di affrontarlo, scrive la Gandus:

Era il 2003 ed Emma, all’epoca ventenne, era tornata apposta in Messico dagli Stati Uniti per fermare l’orco che aveva violato il suo corpo e la sua innocenza quando aveva solo 13 anni, per impedirgli di fare ad altre bimbe, e in particolare alla sua cuginetta, quello che aveva fatto a lei.

Emma indossava una telecamera nascosta, poco lontano alcuni poliziotti e Leidy Campos Vera, vice direttora delle Indagini preliminari, ascoltavano la lunga conversazione durante la quale Succar descriveva con particolari agghiaccianti la sua vita da orco. La ragazza era certa che di lì a poco gli agenti sarebbero intervenuti arrestando il suo aguzzino. Ma non successe niente: né allora né la settimana seguente al secondo appuntamento che aveva ottenuto da lui, come richiesto dagli agenti federali per incastrarlo. Pochi giorni dopo Succar Kuri, allora sessantenne, era uccel di bosco: fuggito grazie alla complicità di suoi sodali nelle alte sfere”.

Nel 2004 Succar Kuri fu arrestato negli Stati Uniti, estradato in Messico e processato. Solo dopo 7 anni arrivo la condanna:

“112 anni di carcere. In mezzo, un’indagine difficilissima perché ostacolata dai poteri forti: della politica e dei narcos. Un’indagine che deve molto, quasi tutto, a Lydia Cacho, che nel suo libro ha raccontato come e chi ha ostacolato il corso della giustizia e che per la sua ostinata ricerca della verità è stata illegalmente arrestata e torturata”.

La lista delle vittime è lunga, continua il Fatto quotidiano:

“È il caso di Gloria, moglie (la seconda) di Succar e madre dei suoi cinque figli, ex sposa bambina (probabilmente a sua volta abusata dall’orco) diventata poi sua complice. La conversazione telefonica (registrata dagli inquirenti) fra lei ed Emma fa rabbrividire: come in una litania la donna continua a chiedere alla ragazza perché voglia fare del male a suo marito che è stato tanto buono con lei, che non le ha mai fatto niente di male; ma insieme minaccia di rendere pubblici i filmini che Succar girava durante i loro incontri”.

E in Messico erano molte le ragazzine che volevano conoscere Succar, noto per i ricchi regali che elargiva:

“anche in Messico c’erano ragazzine ansiose di conoscere Johnny (questo era il soprannome di Succar). Perché le pagava – e i soldi servivano per mangiare, non solo per comprare beni voluttuari – ma anche perché molte di loro non avevano un padre e quello era il migliore che potessero trovare”.