Milano, arrestato il pizza boy stupratore: è egiziano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Novembre 2015 15:04 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2015 15:04
Milano, arrestato il pizza boy stupratore: è egiziano

Milano, arrestato il pizza boy stupratore: è egiziano

MILANO – Ci sono voluti oltre sei mesi. Ma alla fine la polizia di Milano ha messo le mani sul pony express che ad aprile violentò una ragazza milanese dopo averle consegnato una pizza a domicilio. L’uomo, 19 anni, egiziano, è stato arrestato al termine di un’inchiesta coordinata dal pm Cristina Roveda e dal procuratore Pietro Forno.

C’è voluto così tanto tempo perché il diciannovenne, dopo lo stupro, aspettò qualche giorno e poi salì in fretta e furia su un volo per l’Egitto. Poi il rientro in Italia, forse convinto che le acque si fossero calmate, di averla fatta franca.

Surreale la spiegazione dell’uomo che ha tentato di far credere ai magistrati di essere stato lui quello violentato. Racconta sul Corriere della Sera Gianni Santucci:

Al momento, con l’arresto di M. S. F., l’indagine è chiusa, ma resta il sospetto che il ragazzo possa aver abusato o tentato di abusare di altre donne, dopo essere entrato nelle loro case svolgendo il suo lavoro (in nero) di consegnare le pizze. Se davvero esistono altre vittime, gli investigatori invitano a fare una segnalazione al pool anti violenze della Procura o alla Polizia locale. Per la donna furono giornate drammatiche. Dopo aver passato una nottata paralizzata dallo choc, aiutata da un’amica il giorno dopo andò a farsi visitare alla clinica Mangiagalli e firmò la denuncia. Ma dato che abitava vicino alla pizzeria, le capitò di incontrare il titolare e altri lavoratori. Provarono a negare, usarono toni di minaccia, cercarono di convincerla a non far denuncia. In quel momento M. S. F. si imbarcava su un volo per l’Egitto, ma a qualcuno della pizzeria aveva raccontato cosa era accaduto.

Gli investigatori hanno più volte registrato, nelle telefonate intercettate, accenni e commenti sulla violenza. E quando, alla fine di giugno, hanno convocato il fratello dell’indagato, che si trovava ancora a Milano, i parenti cercarono di capire da quell’interrogatorio cosa avessero in mano gli inquirenti. Da lì c’è stata una lunga pausa nell’inchiesta, perché M. S. F. era in Egitto e bisognava attendere che si sentisse tranquillo e decidesse di tornare. Così è avvenuto: gli investigatori lo hanno tenuto sotto controllo, poi lo hanno chiamato per l’interrogatorio e il test genetico. Il ragazzo ha ammesso di aver avuto un rapporto con la donna, ma ha provato a sostenere di esser stato lui vittima di una violenza. Pochi giorni dopo sono arrivati i risultati degli esami sul Dna. E a quel punto è scattato l’arresto.