Napoli, sette mesi ai domiciliari per stupro. Ma è innocente

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2015 12:37 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2015 12:38
Napoli, sette mesi ai domiciliari per stupro. Ma è innocente

Napoli, sette mesi ai domiciliari per stupro. Ma è innocente

NAPOLI – Quando lo hanno arrestato stava mangiando kebab con degli amici. Da quel momento ha passato 20 giorni in prigione e gli ultimi 7 mesi agli arresti domiciliari. Tutto per difendersi da una accusa di quelle infamanti: aver stuprato una giovane studentessa nel centro di Napoli. Violenza avvenuta, come racconta Il Mattino in un pezzo firmato Leandro Del Gaudio e Viviana Lanza, lo scorso novembre.

Per quello stupro è stato arrestato oberto R., 37 anni, laureato, giornalista pubblicista e dipendente di una agenzia immobiliare. E 7 mesi dopo è stato rilasciato. Perché lui con quello stupro quasi certamente non c’entra niente. Così estraneo che la vittima si è chiamata vuori dal processo dopo che il suo legale aveva rinunciato al mandato perché voleva processato “il colpevole”, non “un colpevole”.

Scrivono Del Gaudio e Lanza:

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(…) non è riuscito a dire nulla ma si è commosso, e tanto. La scarcerazione è arrivata improvvisa come il 15 novembre scorso avvenne l’arresto che lo catapultò da una serata con amici a mangiare kebab a una cella con le manette ai polsi e la pesante accusa di violenza sessuale. Da allora sono trascorsi 20 giorni in carcere e quasi 7 mesi agli arresti domiciliari e tutte le energie, umane ed economiche, spese a dimostrare la propria innocenza.

Sì, perché il colpo di scena (…) è arrivato quando la difesa ha depositato il risultato delle proprie indagini e delle consulenze affidate a propri periti, mettendo in discussione la ricostruzione investigativa e in evidenza lacune di un’inchiesta che, se i giudici condivideranno la tesi della difesa e della stessa parte civile che ieri a sorpresa ha fatto un enorme passo indietro, dovrà ricominciare da zero.

Undicesima sezione penale, collegio presieduto dal giudice Luigi Buono: i difensori dell’imputato (gli avvocati Maurizio Lojacono e Alfonso Vigliotti) depositano gli esiti delle indagini difensive. Il pubblico ministero Fabio De Cristofaro, preso atto dei dettagli presentati dalla difesa più che come indizi come prove a discolpa, chiede la scarcerazione dell’imputato. È un primo colpo di scena. Non l’unico. L’avvocato Michele Vaira, che rappresenta la vittima dell’aggressione, alla luce degli stessi elementi presentati dalla difesa, rinuncia alla costituzione di parte civile. «A noi interessa che ci sia il colpevole, non un colpevole» è la motivazione.

A questo punto l’iniziale graniticità dell’accusa sembra non essere più una certezza tanto da indurre la vittima a decidere di ritirarsi dal processo.