Nymphomaniac, “L’articolo del Manifesto che non piace a Facebook”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Febbraio 2014 14:05 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2015 17:01
Nymphomaniac, "L'articolo del Manifesto che non piace a Facebook"

Nymphomaniac, “L’articolo del Manifesto che non piace a Facebook”

ROMA –Nymphomaniac, “L’articolo del Manifesto che non piace a Facebook”. Sarà capitato anche a voi: un post sparisce dalla vostra bacheca Facebook che avverte, quel contenuto non risponde alla policy del social network. E’ capitato anche a Benedetto Vecchi del quotidiano Il Manifesto ieri mattina. Il giorno dopo (oggi, ndr.) ne scrive (“L’articolo del manifesto che non piace a Facebook”) per ragionare su cosa ispiri e quali limiti pone questa benedetta policy visto che ad essere stato rimosso è un articolo di Cristina Piccino di presentazione del film Nymphomaniac di Lars Von Trier alla Berlinale.

Del film, già discusso e oggetto di polemica per le lunghe estenuanti sedute di sesso dal vero, protagonista Charlotte Gainsbourg, Piccino faceva, come è normale, una recensione in occasione di un importante festival cinematografico. Di qui l’incredulità, e la preoccupazione, di Vecchi.

Ma cosa conteneva di scandaloso l’articolo? Non il riferimento alla querelle sul presunto antisemitismo del regista danese. E’ inoltre difficile che l’ironico elenco delle scene “purgate” dallo stesso Von Trier per l’edizione italiana sia oltraggioso.

La colpa della rimozione (il gioco linguistico non è voluto) è del software di Facebook che agisce da censore preventivo: di fronte a un’immagine o una parola “sospetta” scatta il bavaglio. Un “senso del pudore di un software programmato in base a un morboso spirito puritano” scrive Vecchi. Il pericolo è che il social network sta diventando un luogo “strettamente sorvegliato”. E, come si conviene a ogni accesso di paranoia, un luogo del paradosso: dove si censurano le parole di chi contesta la censura della libertà di espressione e di visione (è stata fatta anche una petizione per poterlo vedere in Italia), dove si ammettono invece i più volgari insulti anti semiti e le inserzioni per ogni tipo di necessità per uomini e donne in cerca di compagnia.