Pedofilia, marchio “Disney” usato nel web per attirare i bambini

Pubblicato il 19 Novembre 2011 16:27 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2015 17:57

NAPOLI – Furto di identita’, cyberbullismo e siti pedopornografici che sfruttano nomi cari all’infanzia, per esempio quello della Walt Disney, per attirare nelle loro maglie i piccoli internauti. E’ una rete internet che rischia di diventare sempre piu’ una trappola per i piu’ piccoli.

Colpa anche di un sistema legislativo con qualche falla di troppo che ancora non riconosce come reati alcuni comportamenti lesivi. E le conseguenze spesso sono davvero drammatiche: scambio di materiale pedopornografico, incontri off-line con sconosciuti e danni psicologici che portano ad anoressia, bulimia e tentativi di suicidio.

Si e’ parlato di questo oggi a Napoli al convegno ‘Bambini, adolescenti e web’ organizzato dalla Societa’ italiana di Pediatria al Maschio angioino di Napoli, in occasione della giornata mondiale del bambino e dell’adolescente.

”Bisogna educare i piu’ piccoli a una navigazione consapevole – spiega Fulvio Turra’, presidente campano della Societa’ italiana pediatria – soprattutto oggi che il computer e’ uscito dal chiuso delle camerette per arrivare direttamente in tasca con sui telefonini di nuova generazione”.

E Turra’ cita i dati del Safer internet programme della Commissione europea. Innanzitutto sulla dipendenza che in Italia colpisce il 18% dei ragazzini tra 11 e 16 anni. A questo si aggiunge il problema dei contenuti pericolosi, incontrati in internet dal 41% dei ragazzini, 12% dei quali dichiara di esserne rimasto turbato.

E i contenuti a rischio generati da altri utenti, incontrati dal 18% dei piccoli naviganti, che incitano all’odio, all’anoressia, all’autolesionismo, al consumo di droga e al suicidio.

Il tutto all’insaputa dei genitori che nel 73% dei casi non vedono rischi nell’utilizzo di internet da parte dei propri figli.A smentire ulteriormente questo eccesso di sicurezza dei genitori italiani, ci sono i dati della polizia Compartimento postale e comunicazione della Campania.

”Sono circa 1000 all’anno le denunce di furto di identita’ su internet – spiega il dirigente Domenico Foglia – Duecento i casi di cyberbullismo e purtroppo incalcolabili, per la vastita’ del fenomeno, i casi di pedopornografia. Un universo di naviganti che adescano in chat i ragazzini e che con schede telefoniche, film o piccoli regali ‘acquistano’ loro foto e video o peggio li convincono a incontri off-line”.

E proprio nella pedopornografia esistono tranelli in cui per i piccoli e’ davvero facile cadere. E’ il caso dei siti civetta, spiega il presidente del tribunale dei minori di Napoli, Gustavo Sergio, sui quali si finisce digitando sui motori di ricerca parole come ‘disnei’ – il celebre marchio di cartoni animati, storpiato dall’inglese claudicante di un bambino – e che istallano in automatico dei programmi pornografici.

Esiste poi una vasta gamma di molestie e di abusi sul web altrettanto gravi, ma non ancora codificati come reati. ”Come per esempio – spiega il presidente del tribunale dei minori di Potenza, Gemma Tuccillo – i continui sfotto’ sui social network. Prese in giro che dal chiuso di un’aula si amplificano all’infinito su internet e che, in alcuni casi, hanno provocato enormi traumi psicologici e hanno portato al rifiuto di andare a scuola, di parlare alla cattedra e addirittura all’anoressia, alla bulimia e ai tentativi di suicidio”.