Perché fare sesso si dice “scopare”? Colpa del Belli e del dialetto romanesco

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 novembre 2014 18:14 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2014 18:14
Giuseppe Gioacchino Belli

Giuseppe Gioacchino Belli

ROMA – Il verbo più comune tra quelli che descrivono un rapporto sessuale è senza dubbio “scopare”. Focus.it svela che la sua origine è piuttosto recente e da ricondurre al dialetto romanesco. 

L’uso metaforico del verbo scopare in accezione oscena è infatti da ricollegarsi all’utilizzo di termini riferiti a fori e angoli per indicare l’organo sessuale femminile come il buco, il pertugio o la fenditura. In questo caso, il pene “diventa” una sorta di “scopa” che pulisce il foro o l’angolo della donna. A rafforzare il termine ci sarebbe poi il carattere ritmico del movimento rappresentato dal fare avanti e indietro con una scopa.

Focus ha scoperto che, dopo un origine riconducibile ad alcuni scrittori greci come Saffo ed Anacreonte che lo usavano in senso equivoco, il termine torna nei canti carnascialeschi toscani del XV e XVI secolo. E’ poi il poeta dialettale romano Giuseppe Gioacchino Belli a farlo diventare comune. Nei Sonetti, il Belli scrive (siamo nel 1831):

“De tante donne che mme sò scopato…”

“Scopare” ha avuto più successo di qualunque altro verbo analogo che descrive questo momento: spazzare, nettare, ripulire, trombare, copulare e  fornicare, per citarne alcuni, sono infatti decisamente meno usati.