Playboy/ Anche la rivista di Hugh Hefner colpita dalla crisi. E le famose conigliette sono a rischio

Pubblicato il 14 maggio 2009 15:31 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2012 8:15

playboy_coverGli un tempo celebri paginoni centrali con la coniglietta del mese non spariranno, ma se ne vedranno di meno. La crisi dell’editoria negli Stati Uniti si è infatti abbattuta anche su Playboy, la rivista fondata da Hugh Hefner che fino a qualche anno fa andava a ruba con edizioni locali in quasi tutto il mondo, a quanto informa il quotidiano Chicago Tribune.

L’editore ha intrapreso una serie di iniziative per tagliare i costi, inclusa la chiusura dei suoi uffici newyorchesi il 1 maggio scorso. Christie Hefner, la figlia del fondatore della rivista, nata con grande scandalo nel 1953 (anche se a quel tempo le conigliette avevano seno e pube pudicamente sfocati), ha lasciato dopo 20 anni il suo incarico di amministratore delegato e il consiglio di amministrazione sta cercando un sostituto.

Intanto, per risparmiare è stato deciso di riunire in una sola edizione quelle di luglio e agosto e di rivedere grafica e impaginazione per dare alla rivista «un aspetto più nuovo e più giovane». Il problema per Playboy, come per altre pubblicazioni americane, è non soltanto il calo delle entrate pubblicitarie e della circolazione dovuto alla crisi economica.

Il problema vero è internet, dove oggi chi vuole ammirare belle ragazze nude come mamma le ha fatte le trova in tutte le varianti possibili e, nella maggior parte dei casi, gratis. Vero, Playboy veniva comprato anche per la parte giornalistica, servizi e interviste che in alcuni casi hanno fatto storia, come quando il pio e religiosissimo ex-presidente Jimmy Carter ammise di provare anche lui «desideri sessuali» extra-matrimoniali. Ma anche quelli si trovano a bizzeffe su Internet, sempre gratis.

La circolazione della rivista è calata di 600 mila copie tra il 2002 e il 2008, attestandosi ora a 2 milioni e mezzo di copie. Nel 1972 ne vendeva oltre 7 milioni, quando secondo i dati di allora era tra l’altro comprata ogni mese da un quarto di tutti gli studenti delle università americane.

Tempi andati. Nel primo trimestre di quest’anno le entrate sono cadute del 16 per cento, a 13,5 milioni di dollari, e nel secondo trimestre ci si aspetta che precipitino del 39 per cento. Una delle ultime icone degli anni Cinquanta che se ne sta andando.

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