“Porn revenge”, foto e video hard della ex online. Creatore sito rischia 20 anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2015 15:59 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2015 15:59
"Porn revenge", foto e video hard della ex online. Creatore sito rischia 20 anni

“Porn revenge”, foto e video hard della ex online. Creatore sito rischia 20 anni

ROMA – Si chiama Kevin Bollaert, ha 28 anni, è di San Diego e ha “inventato” il revenge porn, la porno vendetta. E ora, per questa sua invenzione rischia una maxi condanna a 20 anni di carcere. Un tribunale americano l’ha infatti ritenuto colpevole e ora Bollaert è in attesa della determinazione della condanna. Semplicemente l’uomo ha inventato un sito “ugotposted.com” dedicato alla porno vendetta. Un sito dove uomini o donne scaricati dal partner potevano caricare foto e video hard dei loro ex compagni.

Tutto con tanto di indicazioni che facilitano l’identificazione degli involontari attori, compresi dati anagrafici e link diretti al profilo Facebook. Tutto, ovviamente, senza il consenso dei diretti interessati. Un fenomeno, spiega sul Fatto Quotidiano Caterina Minnucci, che ha come vittime nel 90% dei casi le donne.

Non solo. Bollaert aveva creato un secondo sito, “changemyreputation” in cui chiedeva fino a 350 dollari a foto per la rimozione del contenuto hard. Un ricatto vero e proprio. E un danno di immagine difficilmente calcolabile per le vittime visto che un video, una volta immesso in rete, è quasi impossibile da rimuovere completamente.

5 x 1000

Una truffa bella e buona di cui in Italia rimase vittima anche Belen quando un ex partner diffuse in rete un video hard girato quando la showgirl aveva solo 17 anni. I legali di Bollaert hanno sostenuto la tesi della “non responsabilità” visto che il sito ospita il contenuto di terze parti. Una linea che non ha premiato.

In Italia, racconta Minnucci:

“Il reato non rientra ancora in una fattispecie normativa specifica e viene ricompreso nell’art. 595 del codice penale che punisce “ogni offesa dell’altrui reputazione posta in essere con qualsiasi mezzo di pubblicità”.

La Cassazione con una sentenza del 2013 ha sottolineato l’aggravante della diffamazione a mezzo internet e l’urgenza di norme per contrastarla perché “per l’intrinseca caratteristica di essere destinata a un pubblico vasto la sanzione attuale non è proporzionata al pregiudizio che il soggetto passivo riceve”.