Professione Lolita, baby squillo e Mafia Capitale nel romanzo di Daniele Autieri

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Gennaio 2015 7:50 | Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio 2015 16:51
Professione Lolita, baby squillo e Mafia Capitale nel romanzo di Daniele Autieri

Professione Lolita, baby squillo e Mafia Capitale nel romanzo di Daniele Autieri

ROMA – Dalle baby squillo dei Parioli all’inchiesta Mafia Capitale. Nel romanzo di Daniele Autieri, Professione Lolita, c’è tutto: potere, droga, corruzione, prostituzione minorile. Tutto il marcio degli scandali in cui è sprofondata la città di Roma. Perché lui, giornalista di Repubblica, quelle storie le ha già svelate sul suo giornale, è stato lui a riempire quelle pagine di cronaca: ha raccontato delle ragazzine che si prostituivano al civico 190 di viale Parioli e dell’arresto di Furio Fusco, il fotografo delle minorenni accusato di violenza sessuale e produzione di materiale pedopornografico. I Carabinieri e la Procura hanno fatto il resto, trasformando quelle inchieste giornalistiche in atti giudiziari.

Leonardo Jattarelli, sul quotidiano Il Messaggero, gioca con le parole: lo chiama “Romanzo minorile”, rievocando il libro del giudice Giancarlo De Cataldo ispirato alle vera storia della Banda della Magliana, dal quale sono stati tratti l’omonimo film e la serie Romanzo criminale. Il romanzo di Autieri, edito da Chiarelettere, è in libreria da venerdì e racconta di una generazione dannata, di ragazzine perdute, accecate dal mito dell’apparire e rimaste imbrigliate in loschi giochi criminali più grandi di loro. E’ l’album di famiglia di una città, Roma, che è divenuta “insieme sinonimo e simbolo dell’abisso italiano” (la definizione è di Carlo Bonini, Repubblica).

I protagonisti ci sono tutti: Jenny e Lalla, che a 14 anni si prostituiscono in un appartamento dei Parioli. In cambio ottengono coca ma anche vestiti, cellulari e borse, vogliono semplicemente essere ricche come gli uomini che frequentano. C’è anche Fairy che ha 15 anni e vomita per essere più magra e più bella. Fragile e insicura, finisce nella rete di K, il fotografo delle minorenni adescate nei quartieri bene. K le convince a fare sesso tra di loro. Scatta e vende. E poi c’è Malphas che ha 18 anni, adora le lame, il Duce e CasaPound. Gestisce lo spaccio e la ricettazione nel cuore di Roma: ha legami con la camorra e un patto con i boss di Tor Bella Monaca. Ancora più in alto ci sono politici, imprenditori, giudici: la borghesia delle professioni assetata di corpi giovani e potere.

Ma a capo di tutto e tutti c’è il Camaleonte, il Re di Roma, l’uomo che ha messo in piedi un’associazione a delinquere che ha messo le mani sugli appalti pubblici assegnati dal comune e dalle sue società controllate. Ma non gli basta: vuole arricchirsi anche con il business della prostituzione minorile.

Su un sistema criminale di tali proporzioni indaga Eugenio Marchesi, capitano del Nucleo investigativo dei Carabinieri, con un ingombrante passato alle spalle. Vuole incastrare i burattinai che giocano con le vite di Jenny, Lalla e Malphas.

Siamo ben oltre i limiti della finzione letteraria: trecentotrenta pagine scandalose riempite con il consueto ritmo narrativo del romanzo, ma soprattutto con una rigorosa aderenza ai fatti, perché la realtà purtroppo supera di gran lunga ogni perversa fantasia.