Prostitute voodoo: un rito per portare le giovani in strada

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Novembre 2015 12:28 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2015 12:28
Prostitute voodoo: un rito per portare le giovani in strada

Prostitute voodoo: un rito per portare le giovani in strada

MILANO – Le prelevano dalle loro case nel Niger, le legano a loro col rito ju ju, una sorta di rito voodoo, e poi le portano in Italia dove sono costrette a prostituirsi. Questa la storia di 9 ragazze nigeriane, un incubo che si è concluso quando la polizia di Milano ha arrestato la banda di 4 persone che le aveva portate in Italia dopo averle adescate a Benin City. I quattro arrestati sono accusati a vario titolo di tratta di essere umani, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.

Il Secolo XIX scrive che la storia di queste giovani è simile a quelle di tante altre che vengono costrette a prostituirsi, picchiate e minacciate, e inizia nel loro paese di origine con la promessa di una vita migliore, salvo poi ritrovarsi su una strada a Milano:

“I trolley (gli agenti) e le madame (una sorta di maitresse) girano i villaggi in cerca delle vittime, entrano nelle famiglie, approfittano della debolezza economica e psicologia fino a convincerle a partire con l’illusione della felicità. Non prima di aver stretto un patto di sangue con un rito «ju ju», una pratica vicina al voodoo in cui le ragazze donano peli pubici, indumenti intimi e sangue mentre un gallo viene sgozzato da un santone o da un pastore delle chiese pentecostali che riempiono Benin City.

Da quel momento vittima e carnefice sono legati per sempre, o almeno fino al saldo del debito. Dalle indagini, iniziate nel settembre del 2014 dopo la denuncia di una prostituta che ha approfittato di un momento di pausa del suo `turno´ di 18 ore, è emerso che ogni ragazza contraeva un debito tra i 40 e i 70 mila euro che doveva ripagare con le prestazioni e non solo. La cifra minima alla settimana era 500 euro, ripartita tra 200 euro per l’affitto del marciapiede, 250 euro per il posto letto nella casa fatiscente dove erano costrette a vivere e 50 euro per le spese alimentari. Poi c’era una percentuale sui clienti.

Solo una volta saldato il debito la vittima era liberata e poteva iniziare una vita in Italia. Nel corso delle indagini gli investigatori diretti da Paolo Lisi hanno scoperto un quaderno degli appunti alla madame (la donna che gestiva le prostitute) in cui erano segnati i conti e debiti. Soltanto una ragazza è riuscita a saldare e a riconquistare la libertà dopo due anni e mezzo. Le donne erano tutte di età compresa tra i 18 e i 30 anni, vivevano in un appartamento insieme alla madame che tuttavia aveva una stanza completamente diversa dal resto dell’abitazione: letto matrimoniale, televisore 48 pollici e tutti i confort.

Le prostitute, invece, erano costrette in condizioni fatiscenti, una di loro dormiva su un materasso accanto al bidone dei rifiuti del pesce. I quattro arrestati sono stati catturati in diverse occasioni: Joy Actor detta «Osaredine», la madame di 27 anni con un passato di prostituta a sua volta, è stata presa il primo ottobre a San Giuliano Milanese (Milano); suo marito Emdurance Iredia, 28 anni, il 18 ottobre a Brusciano (Napoli); Osamuyi Ighodaro, 25 anni, il 10 ottobre a Favara (Agrigento); Osaro Uwagbal, 23 anni, il 3 novembre a Roma. Quest’ultimo riceveva le donne a Roma dopo il viaggio dall’Africa e le portava a Milano. A tutte prometteva un lavoro come parrucchiera”.