Prostituzione: 30 schiave adolescenti strappate al racket. 29 tornano in strada

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2015 11:30 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2015 11:49
Tornano in strada le schiave adolescenti strappate al racket: 29 su 30

Tornano in strada le schiave adolescenti strappate al racket: 29 su 30

MILANO – Di 30 giovani donne divenute schiave del sesso che sono state salvate dal racket, 29 sono tornate in strada. Solo una di loro, Laura, ha trovato il coraggio di collaborare con la polizia. Le sue “colleghe” di schiavitù invece non ne hanno voluto sapere: sono tornate in strada e hanno cercato nuovi clan a cui affiliarsi.

“Faccio la puttana da 9 anni e ne ho 27”, racconta una delle ragazza ad Andrea Galli sul Corriere della Sera, e aggiunge:

“Non sono mai scappata perché questo faccio, faccio la put…, e mi sono abituata, uno di quelli che ci comandano mi ha preso in simpatia, faccio giochi per lui e lui mi dà la possibilità di andare nei negozi, di spendere dei soldi, e mi sta bene… Se lo sanno al mio paese? Si che lo sanno, lo sanno tutti, come fanno a non saperlo…»”.

Galli spiega che la polizia ha liberato 30 ragazze tra i 13 e i 30 anni e arrestato tre settimane fa i loro aguzzini: 16 rom, 3 albanesi e 2 italiani. Su 30 ragazze, solo una è fuggita dalla vita in strada. Le altre non sono tornate in Romania, ma non hanno chiesto aiuto. Sono semplicemente tornate in strada:

“Una soltanto è sopravvissuta: ha ventiquattro anni e ha intrapreso il difficile percorso che la potrebbe o dovrebbe portare in una comunità protetta. Non è detto che avvenga. Più che aver paura, non si fida. Per prima di se stessa. Racconta l’ostinato vicequestore Angelo De Simone, che ha condotto l’inchiesta (le donne erano prigioniere, vittime di stupri di gruppo, costrette alla strada anche subito dopo un aborto, sfregiate in viso con la lama dei coltelli, picchiate a calci e pugni), racconta De Simone degli abissi della resa, della convinzione di un destino ineluttabile, della forza che non c’è più di cambiare esistenza.

Perché appunto, come ci ha detto una prostituta rintracciata dal Corriere grazie alla comunità romena e anche lei, un anno e mezzo fa, invano liberata da un’operazione di polizia, una cosa soltanto queste ragazze hanno fatto in vita fin da ragazzine. E pure quando lo volessero, abbandonare per sempre il giro comporta dei rischi: di ritorsioni sui genitori a casa, anche se, come successo nell’ultima indagine, s’è scoperto che ci sono state madri che se si sono vendute le figlie. Per un prezzo medio tra i cinque e i settemila euro”.

Dopo 3 anni di inchiesta e gli arresti, la situazione non cambia:

“L’inchiesta di De Simone è durata tre anni, è stata faticosissima come forse nemmeno le indagini di ‘ndrangheta: a causa, proprio sul modello delle cosche, della capacità degli aguzzini di impermeabilizzare la struttura tanto che qualsiasi tipo di «vertenza» veniva risolta da uno speciale tribunale. Se si litigava per la proprietà di una ragazza era il gran consiglio formato dai vecchi a decidere senza possibilità di appello.

Il grosso delle bestie che avevano schiavizzato le ragazze viveva in un insediamento abusivo a Muggiano. Per il blitz sono serviti ottanta agenti. I nomadi avevano costruito avallamenti nel terreno per impedire gli accessi e avevano cinto il perimetro con bambini vedette. In una specie di cella costruita con assi di legno e lamiere c’erano cinque ragazze segregate, in mezzo ai loro escrementi”.