Report: Tosi, spiegaci video hard e amici calabresi. Replica: “Giornalismo di m…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Aprile 2014 15:33 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2015 13:16
Flavio Tosi (foto Lapresse)

Flavio Tosi (foto Lapresse)

ROMA, 8 APR – Flavio Tosi nel mirino di Report per le amicizie calabresi e il presunto video hard che qualcuno vuole usare per ricattare il sindaco di Verona. Ma cos’è successo? Lo racconta Milena Gabanelli nell’ultima puntata di Report di lunedì 7 aprile, una puntata che a Verona attendevano da tempo perché si sapeva che avrebbe parlato del popolarissimo primo cittadino leghista. La Gabanelli accusa Tosi di aver cercato di “tendere un trappolone” a Report, poi gli chiede spiegazioni su l’esistenza di un video hard e sul perché il suo tour alla conquista del centrodestra sia partito da Crotone, con un imputato per concorso esterno in associazione mafiosa sul palco.

Tutto inizia quando a Report viene segnalato “qualcosa che non va” (come dice la Gabanelli) nell’assegnazione degli appalti al comune di Verona e che “Tosi sarebbe ricattato per via di un video compromettente”.

La reazione di Tosi. Il primo cittadino veronese ha già detto che contro di lui non ci sono prove né reati: “Se uno va a vedere, chi mi getta fango è gente disperata, prove zero, reati zero”.

Il sindaco ha annunciato querele per Report: “Per dire quanto fango la famosa ‘ndrangheta’ rappresenta il presidente della provincia, il sindaco, tre assessori provinciali, tre consiglieri comunali, il presidente degli industriali, professionisti e un ristorante aperto al pubblico pieno di forze dell’ordine per ragioni di sicurezza. Ecco perché la mia prima reazione ieri è stata di dire che sono delle merde, perché uno che fa giornalismo così è una merda”.” “Ovviamente – prosegue – ci saranno querele e non solo da parte mia”.

Torniamo alla puntata. Sigfrido Ranucci, inviato di Report, decide di incontrare la persona che dice di averlo visto, questo video: è Sergio Borsato (definito dallo stesso Ranucci “un cantante con simpatie leghiste”). Borsato che poi, commenta la stessa Gabanelli, “si allarga più del dovuto”.

L’incontro viene registrato e il filmato arriva nella mani dello stesso Flavio Tosi che decide di diffondere tutto e di portare il materiale in Procura. Ma anche l’inviato di Report, Ranucci, aveva registrato l’incontro. Filmato che è stato mandato in onda ieri, durante l’ultima puntata di Report.

Ecco cosa si vede nel filmato di Report: l’appuntamento tra Ranucci e Sergio Borsato è a Roma, alla stazione Termini. Sergio Borsato dice che Massimo Giacobbo, colui che dice di esser in possesso del video, vorrebbe dei soldi in cambio del filmato. In realtà, come dice Ranucci, “Giacobbo è il compare che registra con la telecamera nascosta per consegnare poi il filmato dell’incontro a Tosi”.

Ranucci e Borsato salgono su un taxi per andare da Giacobbo e durante il viaggio “il cantante con simpatie leghiste” inizia a parlare con Ranucci di un presunto giro di tangenti, della Siram, “l’azienda francese specializzata in appalti ospedalieri” e parla anche di un coinvolgimento di Stefania Villanova, la moglie di Tosi e dirigente della sanità veneta.

Borsato racconta a Ranucci di aver provato a far emergere il video all’interno della Lega:

“Solo perché chiaramente io avevo simpatie bossiane, volevo portarlo nelle sedi della Lega per cercare di far emergere ‘sta roba. Il cucciolo eliminarlo da piccolo. Invece in Lega so coglioni, no? No, no, no, lasciamo perdere…”

E un ex dirigente provinciale della Lega parla anche lui a Report del video hard:

“C’è sempre ‘sta situazione. Vestito da donna, truccato in maniera incredibile, sempre da donna. Io l’ho sempre chiamato il bunga-bunga di Tosi insomma”.

La Gabanelli poi presenta una nuova inchiesta sulla fondazione di Tosi. E in onda viene mandato un video di un evento a Crotone.

“Bene – dice la Gabanelli – premesso che delle preferenze sessuali altrui non ce ne frega niente, il punto era capire se questo video compromettente, presunto oggetto di ricatto, per un  amministratore pubblico, esiste o no e chi lo utilizza. Ciò detto, Tosi di chi si serve per  tirarci il trappolone? Di uno che andava in giro – dice lui – per farlo fuori, e di un altro  che, secondo un imprenditore, avrebbe raccolto le stecche per la sua corrente politica.  Ecco, questa cosa Tosi la sa? Perché andrebbe chiarita, dovrebbe spiegare se questo tizio lo conosce o no. Se poi l’obiettivo era quello di bloccarci è andata male, perché  noi il nostro lavoro lo abbiamo continuato, e siamo partiti dalla sua fondazione,  “ricostruiamo il paese”. Tosi si è candidato per le primarie del centro destra, ed ha  cominciato il suo tour per la raccolta di consensi. Il “Leon che se magna il teron” da  dove parte? Da Crotone”.

A fianco di Tosi, a Crotone, durante la presentazione della sua fondazione, è seduto Stanislao Zurlo, presidente della provincia di Crotone, e per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Accanto a loro Katia Forte, crotonese anche lei, ed eletta consigliere a Verona nella lista Tosi. A cena poi, con loro, partecipa anche Raffaele Vrenna.

Dice Ranucci:

“Di Raffaele Vrenna hanno parlato 3 collaboratori di giustizia. Le loro deposizioni sono al vaglio della procura di Catanzaro. Uno di questi è Luigi Bonaventura, reggente del  clan Vrenna–Bonaventura. È stato a capo del braccio armato della cosca e ha  partecipato alla strage di piazza Pitagora che nel ‘90 ha spianato la strada all’ascesa  imprenditoriale dei Vrenna”.

È la Gabanelli, di nuovo, a riassumere la situazione:

“Proviamo a riassumere. A Crotone un imprenditore border line sponsorizza la cena per la fondazione di Tosi. Un collaboratore di giustizia dichiara che a Crotone c’è stato un summit con capi cosca e imprenditori venuti da Verona, che poi hanno appoggiato Tosi e i suoi assessori alle elezioni, e sono gli stessi che parlano di appalti, e di una  parte che tornerebbe alla politica. L’assessore Giorlo, si è appena dimesso, ha negato  ogni coinvolgimento, quindi fino a prova contraria non è responsabile di alcunché. Il vicesindaco invece è stato arrestato un mese e mezzo fa con l’accusa di concussione. Entrambi erano quelli che portavano più voti, stanno dentro la fondazione di Tosi che  si batte per i valori della trasparenza e del merito. A proposito di trasparenza non  sappiamo chi la finanzia, e tantomeno chi ha sborsato 278.000 euro per finanziare la  sua ultima campagna elettorale. Per quel che riguarda il merito: 11 dirigenti delle  partecipate sono nel processo Parentopoli, nella sua amministrazione invece come funziona?”

Guarda il servizio di Sigfrido Ranucci su Tosi.

 

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