RU 486: “Abortirai con dolore”. Amore, sesso, libertà, fede e bugie sul corpo e sull’anima della donna

Pubblicato il 31 Luglio 2009 12:57 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2015 14:57

MI060609CRO_0067Abortire fa male. In primo luogo alla donna che abortisce. Fa male alla sua anima molto più che al suo corpo. È una ferita dell’anima che non cicatrizza mai del tutto. È un rimpianto che accompagna, quando non segna, tutto il resto della vita. Abortire fa male, anche se molto meno male, alla società. È una rinuncia e una sconfitta, non solo individuale ma collettiva. Ma non tutte le volte che si pratica un atto d’amore, non ogni volta che si fa sesso si vuole un figlio. Volerlo o non volerlo un figlio è una libertà che non squalifica, anzi qualifica l’amore e il sesso. È questa libertà che fa del procreare una scelta gioiosa. Altrimenti la procreazione, non voluta ma subita, è un caso, un incidente. Quindi, per non conoscere e praticare il male dell’aborto, vanno conosciuti e praticati i mezzi contraccettivi. Tutti, dal profilattico alla pillola, dalla spirale a, per quel che valgono, gli spray. L’aborto si evita così, il resto è bugia, mascheramento.

Di bugia e mascheramento sono responsabili coloro, e sono tanti, che condannano e vietano insieme sia l’aborto che l’uso di mezzi contraccettivi. Mentono e mascherano. Potrebbero, dovrebbero dire: la nostra fede religiosa e la nostra scelta etica comandano che non possa esserci amore e sesso senza procreazione. Possono, sono liberi di dirlo e di farlo. Ci mancherebbe altro. Loro però non dicono: noi facciamo così, è questa la nostra libertà. Loro dicono: c’è una sola libertà, la nostra e quella degli altri non è libertà, è peccato. E aggiungono: la nostra libertà deve essere scritta nella legge, imposta per legge agli altri. Dicono, anzi gridano: la nostra libertà è la legge, quella degli altri è fuori legge. Gli altri invece non hanno mai pensato di imporre per legge l’obbligo dei contraccettivi, tanto meno dell’aborto. È questa, ad ogni latitudine del pianeta, la differenza tra i talebani di ogni confessione religiosa e gli uomini e le donne rispettosi e amanti del prossimo, di se stessi e della libertà.

Una volta, neanche tanti decenni fa, in questo paese l’aborto si faceva con il cucchiaio o con il ferro da calza. Era fuori legge, era reato e ci pensavano i medici in clandestinità ben retribuita oppure, per i poveri, le mammane nei retrobottega. I talebani si opposero a lungo ad una legge per cui l’aborto potesse essere praticato con il bisturi e nella legge. Furono sconfitti dalla scienza, dall’umanità e da un referendum popolare. Ma non si sono mai arresi. Oggi raccontano e gridano contro il misfatto di un aborto fatto con una pillola anziché con un bisturi. Misfatto e scandalo è per loro che diminuisca il tasso di sofferenza fisica della donna che abortisce. In fondo nulla di nuovo: solo la traduzione moderna, il passaggio dal “partorirai con dolore” al “abortirai con dolore”. Il dolore del parto era l’obbligatoria “punizione” che emendava il peccato originale della nascita: l’atto sessuale. La sofferenza fisica dell’aborto deve per loro essere almeno il surrogato di una punizione legale che non c’è.

Inventano, letteralmente inventano, pericoli di morte susseguenti all’assunzione della pillola RU-486. Sventolano 29 decessi, 29 in tutto il pianeta, dimenticando che ogni farmaco, compresa l’aspirina, ha su grande scala mortalità decisamente superiore. Inventano e raccontano donne allegre che fanno sesso e poi si divertono ad abortire il giorno dopo grazie alla RU-486. Così come a suo tempo avevano inventato il boom degli aborti susseguenti alla depenalizzazione. Boom che non c’è stato, anzi è accaduto il contrario. Mentono perfino su se stessi: dicono di voler combattere l’aborto praticato nello stato avanzato di gravidanza e dicono che è mostruosa la RU-486 che consente l’aborto dopo pochi giorni dal concepimento.

Inventano e fanno sabotaggio, non a una pillola ma alla vita delle donne e degli uomini. E ciò che è più osceno è il travestimento che adottano per la menzogna: l’ottanta per cento dei ginecologi obiettori di fronte all’aborto non è fatto di ottanta per cento di coscienza che si rifiuta, in buona parte è portafoglio che recalcitra. Portafoglio, perché il ginecologo che pratica aborti secondo legge in Italia non fa carriera. Ecco perché molti “obiettano”. Dicono che la pillola è “veleno” inserito nel corpo. Ma di fronte al “veleno” dell’Aids che nel corpo davvero si inserisce non hanno da “obiettare” neanche un preservativo. Anzi, che nessun preservativo si frapponga: questo è il precetto.

Ma hanno il diritto e la libertà di pensare come vogliono, di vivere come vogliono, perfino di predicare come vogliono, bugie comprese. Nessun uomo o donna libero ed onesto si sognerà mai di togliere loro tutto questo. Sono loro, i talebani, a voler togliere agli altri il diritto e la libertà di pensare e vivere come vogliono. Quanto al diritto di ragionar e argomentare non talebano, anche e soprattutto in pubblico, in questo nostro paese non è mai stato grande ed esteso e adesso va restringendosi, secondo fede, speranza e non carità dei talebani.