Arcore, prostituzione pubblica ma Berlusconi non sapeva di Ruby minorenne

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 ottobre 2014 12:43 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2014 14:13
Ruby, Berlusconi assolto perché non sapeva che fosse minorenne

Ruby, Berlusconi assolto perché non sapeva che fosse minorenne

MILANO – Berlusconi è stato assolto dall’accusa di prostituzione minorile perchè non sapeva che Ruby fosse minorenne, anche se ad Arcore c’era prostituzione, “pubblica” per altro. A distanza di qualche mese sono uscite le motivazioni della sentenza d’appello del processo Ruby che ha ribaltato i 7 anni di condanna in primo grado.

Berlusconi infatti è stato assolto. Scrivono i giudici: “La conoscenza della minore età” di Ruby “da parte di Silvio Berlusconi” è “circostanza non assistita da adeguato supporto probatorio”. L’ex premier era accusato di concussione e prostituzione minorile.

Secondo il collegio della Corte d’Appello di Milano, presieduto da Enrico Tranfa, il Tribunale di Milano nel condannare Berlusconi a 7 anni di carcere anche per il reato di prostituzione minorile (oltre alla concussione) “perviene alla dimostrazione del dolo dell’imputato attraverso una doppia presunzione: che Emilio Fede fosse consapevole della minore età di Ruby nel momento in cui la rivide ad Arcore”, dopo il primo incontro al concorso di bellezza in Sicilia, e “che Fede ne abbia informato Berlusconi”.

Tra l’altro, secondo la Corte d’Appello, la giovane “non aveva alcun interesse a confessare la sua minore età” e poi dalla “consapevolezza della minore età (…) in capo a Emilio Fede non può comunque trarsi la prova certa di analoga consapevolezza in Berlusconi”. Secondo la Corte, infatti, la “‘logica che presiede il corso delle vicende umane’ non è regola di esperienza idonea a reggere la conclusione cui perviene il Tribunale”.

Secondo i giudici, la consapevolezza da parte dell’ex premier che Ruby fosse minorenne “quand’anche fosse ritenuta pienamente dimostrata” non sarebbe “sufficiente a dare prova certa del dolo dell’imputato”, assolto dall’accusa di prostituzione minorile con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.

In compenso è stata “acquisita prova certa dell’esercizio di attività prostitutiva ad Arcore in occasione delle serate in cui partecipò Karima El Mahroug” che si “fermò a dormire almeno due volte” a Villa San Martino.

In sostanza, la Corte d’Appello di Milano riconosce che ci sono stati “atti sessuali” tra l’ex premier e la ragazza nel contesto delle serate di Arcore, come “strusciamenti, palpeggiamenti o simulazioni di atti sessuali“, ma che non c’è prova che Berlusconi sapesse che la ragazza, retribuita per la partecipazione a quelle serate, fosse minorenne. Da qui l’assoluzione con la formula “il fatto non costituisce reato” per il reato di prostituzione minorile.

Secondo i giudici, gli atti sessuali della marocchina retribuiti da Berlusconi sono provati da varie “circostanze”: l’effettivo “esercizio” da parte di Ruby “di attività di prostituzione per far fronte alle proprie esigenze di vita”; “l’enorme ammontare di denaro ricevuto in brevissimo arco di tempo” dopo le serate ad Arcore; il fatto che la giovane abbia pernottato a Villa San Martino “in almeno due occasioni”; le intercettazioni; la “compatibilità tra il tipo di spettacoli e interazioni a sfondo sessuale che si svolgevano nel cosiddetto ‘Bunga-Bunga’ di Arcore e i costumi disinibiti” della ragazza, “pienamente consapevole delle proprie doti fisiche e capace di sfruttarle con ben studiato opportunismo”. E proprio tale “ultima circostanza”, secondo i giudici, “salda ermeticamente la prova” della partecipazione della marocchina “agli intrattenimenti e interazioni a sfondo sessuale della parte ‘pubblica’ delle serate”.

Quanto alla concussione, ovvero all’accusa di aver fatto pressioni sui poliziotti della Questura di Milano per ottenere la liberazione di Ruby arrestata, i giudici scrivono: “Deve escludersi che (…) la costrizione mediante minaccia fosse l’unico strumento per riuscire ad ottenere l’affidamento di Karima El Marough a Nicole Minetti”. Piuttosto, la liberazione di Ruby e il successivo affidamento a Minetti non sarebbe dovuto tanto alle pressioni di Berlusconi quanto a una sorta di timore reverenziale degli agenti che non volevano scontentare l’allora presidente del Consiglio.

Assodato, invece, che Berlusconi avesse “interesse”, scrivono i giudici, a far uscire al più presto la ragazza marocchina nel timore che raccontasse degli incontri a pagamento.

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