Scoperto a Torino il gene mutante responsabile della pedofilia

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 21 ottobre 2011 12:34 | Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2015 18:06

ROMA – Il pedofilo è un mostro, ci dice il senso comune: un esperimento di neurobiologia dimostra invece che è un malato. A scatenare gli impulsi incontrollati di attrazione verso i bambini in età prepuberale è una mutazione genetica. Precisamente si tratta dell’alterazione di un fattore di crescita, la progranulina: questo gene è coinvolto in numerosi processi fisiologici e, quando subisce una mutazione, è responsabile di molte derive patologiche. Il ridotto controllo degli impulsi può portare alla demenza frontale, una malattia simile al morbo di Alzheimer.

La scoperta è avvenuta al dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino  presso l’Ospedale Molinette, in collaborazione con l’omologo dipartimento dell’Università di Milano. Lo studio verrà pubblicato sulla rivista internazionale Biological Psychiatry  e sarà presentato al pubblico al simposio della Società italiana di Neurologia. Il professor Lorenzo Pinessi illustrerà a una platea di specialisti il caso di un uomo che all’età di 50 anni ha iniziato a manifestare un’attrazione sessuale nei confronti della figlia di 9 anni. L’uomo è stato messo sotto osservazione a livello neurologico. Le analisi hanno permesso di individuare l’alterazione della progranulina, una sostanza decisiva anche in sede di differenziazione sessuale del cervello, sin dalla fase intrauterina. L’uomo ha infine sviluppato anche i segni della demenza. Dopo qualche settimana di trattamento con un mix di farmaci neurolettici atipici antipsicotici e antidepressivi inibitori della serotonina, “il paziente ha cessato i suoi comportamenti pedofili” ha spiegato il prof. Pinessi. Significa che dalla pedofilia si può guarire?

Opportunamente, gli scienziati aspettano di confermare la straordinaria scoperta con altri esperimenti. Vogliono verificare che in tutti i soggetti pedofili esiste la stessa correlazione con il deficit del fattore di crescita. Tuttavia, la scoperta è rivoluzionaria, già oggi si affaccia l’ipotesi di un cambiamento radicale, specie in ambito giuridico, rispetto alla nostra percezione dei responsabili di abusi. Assegnare a basi biologiche la manifestazione di comportamenti devianti, di fatto limita la responsabilità del pedofilo.

Malattia e cura o delitto e castigo? Sulla scorta delle nuove evidenze scientifiche, dovranno essere modificate le leggi, verranno chiuse le porte del carcere per i pedofili muniti di certificato neurobiologico per dirottarli verso cliniche psichiatriche specializzate? Secondo l’opinione di un magistrato di Torino, Alessandro Sutera Sardo, il reato resta, ma, concede, il criterio della non punibilità è subordinato all’accertamento della capacità di intendere e volere. Anche da un punto di vista filosofico il tema susciterà un dibattito acceso sulle origini genetiche del male. Il teologo Gianni Gennari non ha dubbi: “Il Dna non cancella il peccato, le cause genetiche non escludono la libertà d’azione”. Chi scandalizza un bambino è meglio che si metta una macina al collo e affondi negli abissi del mare, diceva Gesù nel Vangelo.