Scout cattolici gay, “vietato coming out”. Omosessualità? “Un problema”

Pubblicato il 4 Maggio 2012 20:07 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2015 11:15

Campo scout Agesci (Foto LaPresse)

ROMA – Vietato fare il coming out, ma sì alla consulenza di uno psicologo: sono alcune delle disposizioni per i capi scout cattolici che si scoprono omosessuali. A dettarle è l’Agesci, l’associazione degli scout cattolici.

Il divieto di coming out è dovuto al fatto che, secondo l’Agesci, altrimenti si “turberebbero e condizionerebbero i giovani”. Il seminario, organizzato dalla rivista “Scout-Proposta educativa”, si è tenuto a novembre, ma gli atti ufficiali, come ricorda Repubblica, sono stati pubblicati in questi giorni.

Secondo quanto scrive Marco Pasqua su Repubblica, durante il convegno l‘omosessualità è stata definita un “problema”. Padre Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico presso il Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani), ha “denunciato” – scrive Repubblica – il caso del Regno Unito, dove la legge “ritiene la coppia omosessuale portatrice di diritti umani al pari della coppia eterosessuale. La tesi sottesa in questa affermazione è che l’avere dei figli sia un diritto umano per ogni persona e, se è un diritto umano, neanche una comunità religiosa può sollevare alcuna obiezione. Sarebbe come se un gruppo religioso ammettesse la tortura come pratica lecita: la società civile non può ritenere ammissibile la negazione di un diritto fondamentale (in questo caso all’integrità fisica contro la pratica della tortura) in nome della religione”.

Pur ammettendo che “l’omosessualità non ha nulla a che vedere con la pedofilia”, scrive Repubblica, Compagnoni ha ribadito che “le relazioni tra persone omosessuali, secondo la Sacra Scrittura, sono gravi depravazioni. Per questo, le persone omosessuali sono chiamate alla castità”. I gay, inoltre, avrebbe detto sempre il sacerdote, “si trovano generalmente in difficoltà con il loro sesso corporeo. Le persone omosessuali, in linea generale, hanno dei problemi non solo sul piano sociale, ma anche con loro stessi”. Perché – e qui vengono in mente le teorie che considerano i gay dei malati – l’omosessualità “è un fatto di struttura ormonale e, quindi, anche di struttura cerebrale”.

“Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell’effetto educativo dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall’adulto. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l’omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell’orientamento sessuale, costituiscono un problema educativo”.

Nel caso si abbia a che fare con un ragazzo omosessuale, Compagnoni consiglia, secondo quanto riporta Repubblica, di “parlare con i genitori e invitare un esperto con cui consigliarsi. In linea generale uno psicologo dell’età evolutiva o ancora meglio un pedagogista”.

Per lo psicologo Contardo Seghi, presente al seminario, l’omosessualità non è sempre una condizione permanente. Seghi afferma che alcune persone “diventano” omosessuali in seguito a un trauma. “Molto spesso alcune donne lesbiche avevano incontrato maschi brutali. In queste situazioni per la ragazza o per la donna è facilissimo tornare affettivamente a situazioni precedenti, soprattutto se quella dimensione materna (omo-affettiva) è stata positiva e appagante. In questi casi, può facilmente svilupparsi una dimensione omosessuale perché il pensiero inconscio è: ‘se il maschio è brutale io trovo più facilmente soddisfazione affettiva con un’altra donna’. A volte ci sono delle convinzioni sedimentate da molto tempo, come un caso che ho seguito in cui un uomo, per il fatto di avere provato da bambino delle sensazioni piacevoli toccando lo sfintere anale, aveva sviluppato una modalità di masturbazione con una stimolazione anale. Questo fatto gli aveva prodotto la convinzione di essere omosessuale, e ne è rimasto convinto fino ai trenta anni. Ma lo sfintere anale può produrre di per sé piacere a chiunque con una stimolazione, e questa persona non era affatto un omosessuale”.

Secondo Seghi, anche un omosessuale può essere un bravo scout, ma solo che non ostenta il proprio orientamento sessuale: “Accennavamo prima al coming out, cioè al bisogno che a volte un capo ha di manifestare ed esprimere i problemi della sua identità. Un capo di questo tipo, affetto da protagonismo, se omosessuale, nel percorso di rafforzamento della propria identità può sentire di dover passare attraverso l’espressione pubblica del suo orientamento sessuale. Questa situazione può non essere opportuna in riferimento al percorso di crescita dei ragazzi”.

Immediate le reazioni della comunità gay. Da Arcigay parlano di un “approccio parziale e inevitabilmente ideologico”, una “fiera del pregiudizio antigay”. “La natura, l’identità e la dignità delle persone viene piegata da Agesci a un approccio parziale e inevitabilmente ideologico – afferma il presidente di Arcigay, Paolo Patané – che a mio avviso intacca profondamente quella stessa cultura del rispetto, della solidarietà e della giustizia di cui il movimento scout dovrebbe essere portatore. Il passo che separa la mancanza di conoscenza e comprensione della natura delle persone omosessuali dal disprezzo verso le persone in ragione della loro omosessualità è davvero molto breve”. “Qual è dunque il motivo per cui si vuole ancora una volta, e senza alcuna evidenza scientifica, patologizzare l’identità di gay e lesbiche per comprimerne la dignità?” si chiede Patané, che conclude proponendo all’Agesci un “franco e aperto confronto pubblico su questi temi”.

Ancor più netta Flavia Madaschi, del comitato organizzatore del Gay pride nazionale in programma il 9 giugno a Bologna: “Il documento sull’omosessualità dell’Agesci è la fiera del pregiudizio antigay. Come mamma di un ragazzo gay, mi sento disgustata dal leggere di omosessualità in termini di stimolazione dello sfintere anale, di donne rese lesbiche dall’incontro con maschi brutali e di gay che ‘si trovano generalmente in difficoltà con il loro sesso corporeo’ e che ‘hanno dei problemi non solo sul piano sociale, ma anche con loro stessi'”. “Sembra di fare un tuffo in un passato di banalità e ignoranza, di stereotipi e volgarità. Le stesse castronerie causa ancor oggi di sofferenza in troppi adolescenti. Come mamma mi si stringe il cuore al pensiero che anche dentro un’associazione rispettata come l’Agesci possa trovare spazio tanta pochezza d’animo”.

Per Franco Grillini, nel documento dell’Agesci “ancora una volta si parla degli omosessuali e dell’omosessualità in modo insultante e anacronistico, mescolando posizioni religiose a presunti ragionamenti scientifici”: il responsabile diritti civili dell’Italia dei Valori ed esponente storico della comunità omosessuale italiana, commenta con amarezza quanto emerso da un seminario degli scout cattolici. “L’Agesci era fino a qualche tempo fa – dice – una delle organizzazioni cattoliche più aperte e sensibili ai cambiamenti della società. Spesso ha invitato esponenti del mondo lgbt a parlare di omosessualità e diritti civili. Con queste linee guida dove addirittura si fa il parallelo tra omosessualità e tortura, dove si nega la possibilità che un omosessuale dichiarato possa fare il capo scout, dove si parla di omosessualità come problema, sembra essere tornati a posizioni preconciliari”.    “Purtroppo questi documenti finiscono per avere un effetto nefasto – aggiunge Grillini – perchè rivolti a persone a contatto con gli adolescenti, cioè un’età molto delicata per la formazione dell’identità. Si dice che un giovane potrebbe essere omosessuale ‘per sbaglio’ e che il capo scout dovrebbe aiutarlo a ridiventare eterosessuale. Come sanno tutti gli psicologi che fanno bene il loro mestiere, l’identità si forma in età prepuberale e quindi il problema non è l’identità ma l’accettazione sociale dell’omosessualità nei giovani”. “Come Idv invitiamo i giovani dell’Agesci a respingere questo documento sbagliato e disumano per garantire a tutti quella libertà che è specchio di verità. In particolare invitiamo a respingere quell’ipocrita invito al silenzio e all’omertà sull’omosessualità, perchè proprio chi si dice cristiano dovrebbe sempre aver a cuore la trasparenza di una vita alla luce del sole” conclude.