Stupro, possibile attenuante e sconto di pena anche in caso di rapporto completo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 settembre 2014 18:23 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2014 19:28
Stupro, possibile attenuante e sconto di pena anche in caso di rapporto completo

Stupro, possibile attenuante e sconto di pena anche in caso di rapporto completo

ROMA – Chi è accusato di stupro può ottenere l’attenuante e il relativo sconto di pena di aver commesso un fatto “di minore gravità” anche se la violenza sessuale è stata completa. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, rigettando così la sentenza della Corte di Appello di Venezia secondo cui lo stupro completo non è mai “di minore gravità”.

Secondo i supremi giudici, la “tipologia” dell’atto (cioè che lo stupro sia completo oppure no) “è solo uno degli elementi indicativi dei parametri” in base ai quali stabilire la gravità della violenza e non è un elemento “dirimente”. Se così non fosse, sostiene la Suprema Corte, si riprodurrebbe la “vecchia distinzione, ripudiata dalla nuova disciplina, tra ‘violenza carnale’ e ‘atti di libidine’ che lo stesso legislatore ha ritenuto di non focalizzare preferendo attestarsi sulla generale clausola di casi di minore gravità”.

La Cassazione ha così accolto il ricorso di un violentatore al quale la Corte di Appello di Venezia aveva confermato la condanna di primo grado che aveva escluso l’ipotesi dello stupro di minore gravità dato che l’uomo aveva imposto con violenza più rapporti completi alla sua compagna.

Per i giudici della Suprema Corte

“così come l’assenza di un rapporto sessuale ‘completo’ non può, per ciò solo, consentire di ritenere sussistente l’attenuante, simmetricamente la presenza dello stesso rapporto completo non può, per ciò solo, escludere che l’attenuante sia concedibile, dovendo effettuarsi una valutazione del fatto nella sua complessità”.

La Cassazione ha giudicato fondato il ricorso del violentatore che ha sostenuto che, per valutare la gravità di uno stupro, deve “assumere rilevanza la qualità dell’ atto compiuto (e segnatamente il grado di coartazione, il danno arrecato e l’entità della compressione) più che la quantità di violenza fisica esercitata”. Pertanto, la circostanza attenuante “deve considerarsi applicabile in tutte quelle volte in cui si può ritenere che la libertà sessuale della vittima sia stata compressa in maniera non grave”.

Nel suo caso per i giudici d’appello sarebbe “mancata ogni valutazione globale”, in particolare “perché le violenze sarebbero sempre state commesse sotto l’influenza dell‘alcol”. 

LA REAZIONE DI TELEFONO ROSA – “Stiamo sminuendo l’importanza di un delitto così efferato come lo stupro che sembra quasi un’ istigazione a delinquere. E questo avviene in un momento particolarmente grave e violento per le donne, dove quasi ogni giorno c’è una donna uccisa: così Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, commenta la sentenza della Cassazione secondo la quale uno stupro ‘completo’ può godere delle attenuanti e quindi della riduzione di pena.

Sottolineando di non conoscere la sentenza nel dettaglio, la presidente dell’associazione che si occupa dei diritti e della tutela delle donne violentate, afferma: “la cosa più preoccupante è che c’è un disinteresse completo da parte della politica verso la violenza alle donne”. Sentenze di questo tipo ”sembrano invogliare la società ad essere più violenta. Dovrebbe farci riflettere anche il fatto negli ultimi tempi che l’omicidio di una donna raccoglie sui giornali appena un trafiletto e poi nient’altro. Davvero la donna è sempre più un oggetto e di questo si parla sempre di meno. E’ molto grave e pericoloso”.